Shit Storm

Il lasciapassare A38

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Al solo pensiero di una mattinata passata tra le braccia della burocrazia non mi sono addormentato esattamente tranquillo, nonostante la serata tra amici e qualche bicchierino di troppo. Avevo ragione, ma uno ci spera sempre, che per una qualche incredibile combinazione, tutto fili liscio e la mattinata, già da tempo destinata alla risoluzione di chissà quale intoppo burocratico, sia sufficiente a togliersi il pensiero.

Nell’ultimo periodo le hanno tentate tutte, dall’autocertificazione allo sportello unico, per non parlare di siti governativi ben lungi dal funzionare o uffici dagli orari impossibili. Non c’è verso: la cara e vecchia fila in stile vetero-sovietico difficilmente sarà mai soppiantata con successo. Ma non è tutto, perché spesso si devono fare più file: una per pagare, una per chiedere un modulo, una per capire come compilarlo, un’altra per inoltrarlo. E li vedi lì, gli altri disgraziati, sbuffare ed inveire, agitarsi e supplicare. Chi gioca col cellulare, chi guarda il soffitto, chi si rassegna sconsolato, chi reprime infruttuosamente la rabbia, chi studia le persone… molto più rari quelli che, bontà loro, si sono portati dei libri da casa, salvo che leggere sarebbe molto più comodo nella propria dimora!

Tutto questo senza avere poi molte garanzie che tutto vada a buon fine, per non parlare di essere assolutamente allo scuro di quale misteriosa fine il destino riservi al frutto dei tuoi sacrifici lavorativi, l’ esperienza insegna che, ad approfondire, di solito l’unico a rimetterci è il tuo stesso fegato. Il lato comico è che ti fanno mille difficoltà anche se i soldi devi versarli tu, invece che farteli rimborsare!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=V-SxO8ZgH3o]
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i-crap

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Qualche mese fa l‘isteria collettiva ha colpito tutti quanti alla morte di Steve Jobs, questo è indiscutibile. Come è indiscutibile che io non voglia avventarmi come una iena su questo fatto, la morte di qualcuno merita rispetto, sempre e comunque, questo non è in discussione, non venga in mente a nessuno di pensare differentemente.

Tuttavia, se posso dire la mia, penso che la Apple non sia stata esattamente una manna per una delle forme d’arte che mi sta più a cuore e cioè la musica. A parte che, alla morte del suddetto, le librerie si sono riempite di tomi dal titolo agghiacciante di “Pensare come Steve Jobs” e non si capisce perche io dovrei ridurmi ad uccidere la mia personalità e pensare come qualcun’altro, seppure tutto il mondo lo consideri un vincente il che -di solito– fa sì che io lo consideri un perdente, anche se in questo caso non sono acculturato a sufficienza per esprimere un parere circostanziato a dovere.

Comunque sia, voglio dirlo una volta per tutte, un i-pod ed il download NON SONO il modo migliore di fruire della musica. Se mi viene chiesto, per me, l’idealità sarebbe un amplificatore valvolare, due buone casse in legno solido ed un piatto per i vinili decente. Ma neppure il CD è tanto male (alla fine mi sono appassionato alla musica negli anni ’90!). Il punto comunque è che la musica, in se stessa, non basta. Molte delle persone che friuscono delle musica oggi giorno finisce per essere assuefatte a suoni plastificati e scadenti, alla scarsa considerazione di cose fondamentali come la progressione del suono di un gruppo, quello che intende comunicare nei suoi testi (sempre più ridotti ad un orpello insignificante), l’artwork in copertina… e poi come suona senza avere delle frequenze inesorabilmente tagliate, senza nessuna pietà.

A volte va bene farsi un’idea in questo modo e non voglio dire che il downloading sia da condannare incondizionatamente (un sito come bandcamp.com offre musica in un modo eticamente corretto e mp3 di qualità accettabile) soprattutto quando si vuole conoscere un gruppo senza averne mai ascoltato una sola nota, ma quando si è deciso di fare sul serio occorre andare in profondità, occorre conoscere la storia di un gruppo, emozionarsi di fronte ad una copertina, scandagliare le loro parole e ascolarli come si deve, se li sentiamo vicini a noi è una cosa che dobbiamo ai gruppi che abbiamo deciso di seguire. Mercificare una delle forme di comunicazione più alte che ci possano essere è un crimine, almeno su queste pagine.

Mad Season

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La stagione è impazzita. E’ impazzito il tempo. Ore. Minuti. Secondi. Trascorsi amaramente. E quando la Terra ha compiuto il suo giro attorno al Sole, ancora qui con lo stesso vuoto nell’anima. Ancora qui con pensieri fratturati e sensazioni troncate. Di netto.

Un inverno che non vuole rispecchiare il freddo che gela ogni vena. Alberi rosso sangue indomiti nel loro scorrere. Un inverno che non spegne il dolore con il più antico di ogni anestetico, non graffia le gote, non cristallizza i secondi, non  ottenebra l’azzurro del cielo. Non ricopre il paesaggio e la sua miseria con una bianca coltre misericordiosa. Quanto è crudele l’indifferenza e quanto ferisce il silenzio.

Una stagione destinata a passare, in un modo o nell’altro, lasciandosi alle spalle il suo carico di afflizione, il suo strascico di pelle lacerata e rinsaldata. Eppure indimenticabile.

For all the times you let them bleed you…

My pain is self chosen…

See you all from time to time. Isn’t so strange. How far away we all are now. Am I the only one who remembers that summer. Oh, I remember. Everyday each time the place was saved. The music that we made. The wind has carried all of that again…

We’re all alone… (I’ve never felt SO alone)

[Non crederò più alle stelle che si incendiano cadendo nel cielo.Al loro presunto potere. Piuttosto al vuoto nel quale si perdono]

Melvins

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Certo che i nuovi vicini di casa sono proprio strani. Una coppia che sta assieme da più di 25 anni Buzz (ma forse si chiama Roger) e Dale. Sono tutt’altro che monogami, cambiano partners con un’ assiduità senza pari, ti ricordi Joe? Quel tipo che voleva avere una maggior visibilità all’interno della famiglia? Scrissero il suo nome a caratteri cubitali sul campanello di casa e poi lo buttarono fuori, dei simpatici buontemponi, mi verrebbe quasi da pensare. Da non credere. E prima ancora ci fu Lori, lì mi parve che stessero bene, anche economicamente, ma poi non se ne fece nulla, ed allora Mark, Kevin e chissà quanti altri… fino a Coady e Warren, stavolta addirittura due, chissà che quadretto disgustoso. Per non parlare di quel pazzo anarchico fatto di gelatina arrivata da chissà dove… Jello Biafra, sarà mica un nome da prendere seriamente?!?

Non si capisce bene che lavoro facciano, cambiano datore di lavoro come la biancheria. E, se ascolti me, deve esserci sotto un giro losco… con quei nomi tipo Ipecac, Amphetamine Reptile, Boner, Alternative Tentacles… non oso immaginare che lavoro facciano, giusto Atlantic mi sembra un nome un tantino normale… infatti li hanno scaricati subito. Che gente!

Anche come vestiario siamo mal messi… soprattutto Buzz, ogni tanto ama mettersi delle tuniche improponibili, ha la pettinatura di telespalla Bob, quello dei Simpson, ama i ventilatori e si annoia con una facilità debordante. Dale invece è più distaccato ed ombroso, suona le caffettiere e non si sa bene dove si nasconda, dio ce l’abbia in gloria.

Una volta li ho sentiti anche ciarlare con certi loro amici, tutti assieme emettevano dei suoni astrusi (giurerei di var sentito anche la colonna sonora de “Il padrino” in mezzo a quel marasma) con quel crimnale di Fantômas a dirigere un’orchestra di folli. Seguirli in tutte le loro avventure è impossibile e spesso sono fuori casa… eppure il vicinato sta allerta, sappiatelo cari Melvins. A proposito: la vita è una tempesta di merda.