Sigur Ròs

L’ho lasciata entrare

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Nevica e mi va di parlare della neve. Di quale meraviglia susciti nella mia anima. Finalmente nevica, anche quest’anno. Mi mancava come una magia che non si perpetra, come una promessa in attesa di essere mantenuta. La neve è sempre stata vicina al mio cuore. La neve è sempre stata compagna dei miei sogni e sorella dei miei silenzi leggeri e lieti. Vederla attraverso gli occhi di un cucciolo che la incontra per la prima volta e sembra ipnotizzarsi al suo discendere. Vederla negli occhi di un autore desaparecido che la rende fosforescente e mortale. Evocarla nella canzone di un gruppo musicale, non avendo paura di andare fuori contesto. Ricordare i pupazzi uccisi dal sole e la tristezza nel vederla sciogliere. Richiamare il ricordo di una serata tra amici terminata con una passeggiata solitaria e bellissima sotto le sue algide coltri mentre ognuno tace nel sonno al sicuro sotto le coperte. Una silente armonia che nemmeno il fragore dissennato del lavoro è riuscito a cancellare. Eppure quest’anno il ricordo più caro è legato ad una nevicata estiva, sullo schermo, ed a una meraviglia ancora più grande al mio fianco e nella mia anima. Ed è grande, enorme, insostenibile la mancanza che suscita. Raggela l’anima.

(Delle stelle non oso parlare)