Stoccolma

Boredom has come to town

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Ad una certa età non saper ciò che si vuole è grave, se non proprio pericoloso. A volte sembra di essersi rammolliti. La città dove vivo l’ho odiata profondamente quando ero un adolescente, adesso mi ci sento a casa, vorrà pur dire qualcosa. Di preciso non saprei. Il punto è che quando sei adolescente necessiti di informazioni ed internet non c’è sempre stato, anche se sembrebbe di sì.

Vivere in un bastardo posto è dura quando ancora non sai bene chi sei. Quando hai fame di conosenza e di esperienza, quando vuoi metterti continuamente alla prova, per capire chi sei e come ti rapporti con l’esterno. Sembra che manchi l’aria ed anche la possibilità di esprimersi, sembra che non ci sia spazio per le tue idee soprattutto se rifiuti di accettare il fatto che la maggiorparte della gente non la pensa come te. E’ un maledetto labirinto. E ti senti asfissiare.

La nostra mi appariva come la città della noia. La città dei vicoli senza uscita. Nonostante tutto c’è sempre stato un calamitone sulle nostre teste che ci ha impedito di andarcene. Personalmente ho sempre pensato che Morrisey cantasse anche di noialtri in “Everyday is like sunday” e poi sognato di fughe fantastiche a Camden Town, Gamla Stan, Staré Město… e chissà dove altro.

Eppure sono rimasto a stringere i denti, disperarmi e provare cose a me stesso. Non è stata proprio vigliaccheria, ma nemmeno si può dire che io abbia fatto poi così tanto per andarmene. Per un qualche motivo, a un certo punto, ha smesso di pesarmi, ho smesso di andare dritto contro un muro. Non ci avrei scommesso un centesimo e ce ne è voluto di tempo. Ma è successo.

Inconsciamente ho mandato tutto al diavolo. Ha smesso di importarmi. Ho deciso di fare altro.

E quel che faccio adesso è semplicemente provare a vivere. Ebbene ho la presunzione di credere di sapere in parte chi sono e quel che voglio. Dopo di che molte delle cose che mi facevano struggere e soffrire hanno smesso di farlo (o lo fanno molto meno), dopo di che ho smesso di dover provare qualcosa a me stesso ogni due secondi. Respiro profondamente, cerco il coraggio e bramo l’esperienza.

Prendi ogni decisione nel giro di sette respiri. Tratta le questioni importanti con leggerezza, dà importanza alle questioni leggere.

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Il mio mestiere è ispirare la gente!

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Prolificano come funghi i premi fra i blogger e questa volta devo ringraziare ancora la mia collega Vera Marte per avermi nominato. In fondo l’ho sempre saputo di essere un grande ispiratore di masse, uno che fa pendere la gente dalle sue labbra, uno che fa sbavare gli intellettuali per le sue idee illuminanti ed innovative. Insomma uno scrittore brillante, un fustigatore dei costumi e un precursore dei tempi, un vero scopritore di anime e pensieri! Ops ho lasciato scrivere il mio ego per un attimo, come abbia fatto a disseppellirsi dalla sua profonda catacomba lo sa solo Iddio, sul quale per altro nutro seri dubbi (risate).

Comunque recentemente WP mi ha gentilmente fatto notare che tra questa incarnazione e quella precedente sono in quadrupla cifra con questo post.  Festeggiare sarebbe una barzelletta, ma se qualcuno ha potuto trarre una qualche ispirazione dalle mie castronerie posso dire di essere contento, nonostante io scriva principalmente per esigenza personale, quindi senza pubblicizzarmi o cercare alcun tipo di consenso.

Detto questo il premio è:

Warning! This is a very inspiring blog!
Warning! This is a very inspiring blog!

E queste sono le sue regole:

  1. Copia e inserisci il premio in un post.
  2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog.
  3. Racconta 7 cose di te.
  4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca.

Quindi:

1. Certo 😉

2. Ovviamente si ringrazia Vera Marte, decisamente gentile.

3. Questa è la parte che preferisco, tralasciando le cose scritte nel profilo gravatar, ecco qui:

1. L’autodisciplina è la migliore forma di governo. Comunque l’uomo può auto-convincersi di qualsiasi cosa.

2. Credo che i seguenti cantanti/gruppi siano sopravvalutati, pur riconoscendone i meriti: REM, Lucio Battisti, Smashing Pumpkins e un  minimo anche Bruce Springsteen, David Bowie (il periodo anni ’80 non si può sentire) e i Sonic Youth. Parlando di musica il metal è casa mia, ma fuori dalla porta c’è un mondo da scoprire.

3. Tra le varie verdure da fare in insalata difficilmente qualcosa sarà mai in grado di battere il cavolo.

4. La mia reale patria è la Svezia. Attendo che mi diano la cittadinanza onoraria dal 2007 circa. I miei viaggi ideali comprendono: San Pietroburgo, Islanda, Scozia ed una traversata Oslo-Capo nord a bordo di una bella BMW (motociletta, naturalmente). A conclusione del mio giro in Scandinavia (Islanda esclusa, purtroppo) un Mjolnir ha seriamente rischiato di essere tatuato su di me… e rischia ancora.

5. Il mio Whiskey preferito è l’ Oban (almeno fin quando non vado in Scozia), la Guinness per le birre (e sono già stato in Irlanda), il Pinot Nero altoatesino per il vino, pompelmo per i succhi di frutta e il chinotto per le bevande gassate benché (o proprio perché) sia inabbinabile coi cibi. Non sopporto il caffè americano e nemmeno cose che in Italia, fortunatamente, non hanno mai sfondato come la Cherry Coke o la Dr. Pepper’s.

6. Abbinamenti: patatine e ketchup, whiskey, caffè e panna (si lo so, è un Irish coffee), vodka e succo di pompelmo, pizza e birra, vino e risotto, torta (qualsiasi torta) e moscato.

7. La canzone al mio funerale sarà tassativamente “You can’t kill rock’n’roll” di Ozzy Osbourne e Randy Rhoads (sempre nel mio cuore).

The Versatile Blog Award!
The Versatile Blog Award!
Liebster Blog Award!
Liebster Blog Award!

Con colpevolissimo ritardo (ma come si diceva i premi ormai nascono come i funghi e io sono piuttosto sbadato ahimè) devo anche ringraziare Beta Endorphin che, citandomi per il Liebster Blog Award e il versatile Blog Award mi permette di dirvi ancora quattro cose di me e di rispondere alle sue domande. Dunque…

8. Rivivrei volentieri il periodo universitario diciamo dai 20 ai 24 anni.

9. Detesto aspettare. “La cosa più dura è aspettare. Quando aspetti qualcosa che non dipende da te, ogni attimo che passa è una tortura”. Detesto sapere di dover affrontare qualcosa senza poter avere chiaro in mente di cosa si tratta o un quadro esauriente della situazione.

10. L’unica parte del mio corpo della quale sono veramente fiero sono i miei occhi.

11. L’esistenza di dio è irrilevante. Lo scopo della vita è, probabilmente, conoscere meglio se stessi e difficilmente lo si riesce a fare seguendo dei precetti che ti impongono gli altri. Inoltre ci sono segnali troppo ambigui… probabilmente il concetto stesso di dio avrà senso fin quando non ci saremo spiegati tutto. (sghignazzate)

Risposte alle domande di Beta Endorphin:

1. La rubo anche io: 5 aggettivi per descriverti? Aahahah ammesso che siano aggettivi: imponente, inquietante, indisponente, intransigente, irriverente.
2. Quali sono i tuoi gusti preferiti di gelato? ho una netta propensione per il cioccolato, la nocciola e il torroncino.
3. Perché hai deciso di scrivere su un blog? Per un’insopprimibile necessità espressiva ed anche per vedere se trovavo qualche anima affine.
4. Quale animale vorresti essere? Il mio corrispettivo animale è l’Orso. Adoro tutti gli animali soprattutto i felini (sono stato adottato da una gatta nera di nome Nora) e i rapaci.
5. Quali sono le tre cose che porteresti con te su un’isola deserta? Crema solare a protezione 50 (il sole mi fa un pessimo effetto), desalinificatore per l’acqua ed un lettore mp3 con scorta di batterie e Black Sabbath, Kyuss, Neurosis, Tool e compagnia.
6. Qual è il tuo libro preferito? I più citati sono “Il Maestro e Margherita” di M. Bulgakov e “L’ Uomo che Ride” di V. Hugo, ma sono troppi.
7. Pizza o cioccolato (=P)? Una scelta impossibile, dipende da come mi sveglio la mattina!
8. La città/paese che hai/non hai visitato e che più ami. La Scandinavia in genere. Le mie città preferite sono, finora, Stoccolma, Praga e Londra con una citazione per Berlino.
9. La cosa più folle che hai fatto nella tua vita. Farmi trascinare a suonare in pubblico ed accorgermi che il mio compare sta improvvisando tutto!
10. L’ultima canzone che hai ascoltato (radio/lettore mp3/tubo/ecc) Uhm, ce ne saranno altre perché stamattina ascoltavo la radio ma non mi ricordo, quindi dico “Il cielo in una stanza” nell’ interpretazione di Mike Patton.
11. Il colore della maglia che stai indossando adesso. Verde inabbinabile.

4. A questo punto dovrei citare altri blog… terrore! A parte Vera ed Endorphin, l’unico che mi viene in mente è quello di Scribacchina, dopotutto non sono un animale sociale! Comunque tutti quelli che seguo… e che sono specificati a lato!

Vi lascio con il video della canzone di Mike Patton e Gino Paoli 😀

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0k60OiMq5KA]

Try not to lose yourself

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Notturno, Stoccolma, Svezia

La notte è scesa finalmente vincendo l’inerzia viscosa dei paralleli nordici. Un’ intera giornata sorridendo tra i vicoli di Gamla Stan: ad ogni incrocio uno sguardo pieno di meraviglia e soddisfazione, finalmente sono qui, finalmente respiro l’aria frizzante di questa città meravigliosa. Sono miglia lontano da casa e totalmente solo, forse per la prima volta, tutto sembra ricoprirsi di un alone magico, di una voglia di assorbire tutto quello che vedi ed ascolti per potertene portare un pezzo con te dovunque tu possa tornare o dovunque tu possa andare in seguto: voglio che un pezzo di Stoccolma mi segua esattamente come mi seguono da anni Praga e Londra e come mi seguiranno in seguito Trondheim e Berlino (ed anche un po’ di Oslo e Bergen).

Il punto è che sono qui, che ho voluto fortemente esserci, che sto facendo una cosa per me stesso e nessun altro ha voluto seguirmi, doveva andare così, dovevo andarmene così. Per permettermi questo viaggio, un anno di lavoro, di persone sgradevoli ed arroganti a strillare nelle mie orecchie, ma ne è valsa la pena se penso che ogni attimo trascorso tra quelle mura mi ha portato due settimane sotto questo cielo. Ogni tanto succede che io sia dannatamente sicuro di qualcosa. Ebbene sono stato sicuro di poche cose come questa, il fatto che io dovessi venire quassù: la Scandinavia è una sorta di polo magnetico per me, da sempre… è il primo posto sul quale poso gli occhi quando guardo una cartina o un mappamondo.

Ed ora è giunto il momento del riposo, di chiudere le palpebre, sperrando nell’elaborazione notturna perchè mi porti in giro per la città ancora, durante il sonno, proprio come successe nella capitale boema. E’ il 2007, cinque anni fa, sapevo che doveva uscire il nuovo lavoro di Justin Broadrick, dei Jesu, la sua ultima incarnazione dopo i vari Head Of David, Napalm Death, Godflesh e compagnia. Il primo disco mi aveva stregato e, camminando per la St. Eriksgatan, mi imbatto nella Repulsive Records, un negozio specializzato in musica estrema, non potevo mancare l’entrata. All’interno un simpatico e fiero alfiere del metallo con tanto di fisico imponente e barba smisurata tiene un santino di Quorthon dei Bathory (deceduto qualche tempo prima in giovane età) vicino al registratore di cassa. Tra le altre cose mi scivola tra le mani “Conqueror” l’ultima fatica del musicista di Birmingham in una bella edizione digipack di un bianco scintillante e patinato. La sera stessa, ritirato che fui nella mia stanza a Norrtull, misi mano al mio fido lettore CD e vi infilai dentro il dischetto ottico e chiusi gli occhi, un sorriso mi apparse sul volto, nel buio per tutto il tempo ma mi sentii avvampare quando Justin mi sussurrò all’orecchio: “Cerca di non perderti!”, mentre io ero lì per ritrovarmi e ci stavo anche riuscendo, nonostante poi finii per perdermi e riperdermi ancora.

Try not to lose yourself
I’m way past trying
I’m way past caring
I’m way past hoping

Try not to lose yourself
You’re always needing
You’re always hoping
Wash away your fears

Try not to lose yourself

Another time, another place

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Ci sono posti lontani nello spazio e nel tempo nei quali avremmo voluto vivere ma, a causa dell’ anagrafe, non ci è stato possibile visitare o conoscere… personalmente ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto vivere principalmente in questi tre posti…

Praga, seconda metà del 1500: Da sempre affascinato dalla capitale boema, soprattutto durante il regno di Rodolfo II D’Asburgo. Praga è un luogo meraviglioso anche oggi, ma allora doveva essere assolutamente grandiosa, con una rinascita artistica, culturale, esoterica veramente affascinante. Poter calcare le stesse strade di Arcimboldo e vedere all’opera gli alchimisti, quando ancora molto della chimica aveva a che fare con la magia, registrare da vicino i cambiamenti di una città che di venta di giorno in giorno sempre più la capitale della bellezza e della cultura, non ha veramente prezzo.

Vienna, inizio del 1900: Un’epoca difficile, dura, inquieta, dove lo spettro della guerra rimane sempre nascosto dietro l’angolo, la paura è palpabile. E la decadenza che segurà la guerra, la fine di un impero millenario… soprattutto però la secessione viennese, il culto della bellezza che anima anime fiammeggianti di passione come quelle di Gustav Klimt o Egon Shiele, il fermento delle nuove idee, la voglia ed il coraggio di infrangere il perbenismo e la morale, contrapponendo semplicemente l’abbagliante bellezza di un corpo femminile, come le famose naiadi che mostrano le terga ai critici in “Pesci d’oro”. Un’atmosfera unica e ricca d’ispirazione, arte e svavillante meraviglia.

Londra, 1969: Il quinquennio ’68/’73 viene da molti identificato come fondamentale per la musica, per l’orgoglio giovanile per il rinnovamento culturale. Tuttavia, per quanto ne riconosca l’importanza e la valenza “Storica” non credo che mi sarebbe piaciuto così tanto nè prendere parte al maggio sesantottino a Parigi nè partecipare alla Summer of love a San Francisco, il mio posto sarebbe stato indubitabilmente Londra. Con gruppi come Pink Floyd, Led Zeppelin o anche la Jimi Hendrix Experience, protagonisti di uscite discografiche assolutamente memorabili, nonchè di concerti in città, mentre il famoso “concerto sul tetto” dei Beatles stava per avvenire e gli Stones prima o poi sarebbero pure tornati a farsi vedere. Senza contare il fatto più rilevante a livello personale: il 13 febbraio del 1970 usciva “Black Sabbath” amici miei… ed il 18 settembre “Paranoid”! Forse non sarei mai arrivato al 1971…

Oggi invece, se dovessi scegliermi una dimora credo proprio che sarebbe Stoccolma, la capitale svedese.

Via di qui

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Il viaggio, di per se stesso, ha sempre avuto un ruolo fondamentale per vincere la depressione, almeno per quanto mi riguarda. Fin dal primo viaggio di un certo rilievo nell’ormai lontano 1998 alla volta di Parigi/Londra che fu una vera e propria ciambella di salvataggio, all’ultimo effettuato in Norvegia nel 2010, ogni viaggio è stato una pulsione a conoscere luoghi, persone e situazioni nuove, qualcosa che mi ha sempre molto aiutato a vincere la mia naturale tendenza a chiudermi in me stesso ed a pensare che tutto sia come la squallida realtà quotidiana che ingrigisce anche le cose positive. Oltre che naturalmente ad ammirare la bellezza dei posti, siano essi siti naturali oppure costruzioni artichistiche o architettoniche. Non potendo partire adesso mi metto a sognare pensando a quei luoghi lontani e a canzoni che parlano di quei posti:

1. Guccini: Primavera di Praga

Bellissima, enorme canzone per una meravigliosa città visitata in circostanze piuttosto tragiche, visto che fu una sorta di viaggio d’addio (1997). Ciò non tolse niente al fatto che questa città da sogno entrasse direttamente nella mia personale triade magica insieme a Londra e Stoccolma (per la quale non ho trovato alcun commento sonoro purtroppo ma che rimane nel cuore come prima città visitata completamente in solitaria). La canzone, attraverso il suo lirismo rende assolutamente giustizia alla città, ricordandone alcuni eventi storici, pur senza cantarne la bellezza intrinseca.

2. Litfiba: Paname

  Qui si parla di Parigi, bella città che però non sono mai riuscito a sentire propriamente come un posto che mi appartenesse. Troppo enorme, dispersiva e “francese”, mentre io rimango nettamente più anglosassone o prussiano, senza togliere nulla a una città che per qualche tempo fu pur sempre al centro del mondo. Nel 1998 ebbi un incontro ravvicinato con questa Grandeur, ma anche con il suo quartiere turco…

3. Litfiba e Diaframma: Amsterdam

Case sbilenche, museo Van Gogh e Rijksmuseum (“La ronda di notte” di Rembrandt!!!), i canali, le biciclette ma anche il porto, il quartiere a luci rosse, i coffee shops… serve dire altro? Un coacervo di contraddizioni, un posto dove mettersi decisamente alla prova (2000).

4. Celestial Season: Vienna (lo so, era degli Ultravox ma sono un metallaro che volete….)

Vienna: magnifica, sublime… imperiale! Non entra di diritto nell’Olimpo solo perchè decisamente troppo decadente (intendiamoci, è tenuta come un confetto, ma si respira ancora la brutta fine dell’impero Asburgico, a mio parere) e per la zona del Prater, non esattamente un quartierino raccomandabile ed esteticamente bellissimo. Però se parliamo d’arte Vienna è meravigliosa, visitai una media di 3 musei al giorno, senza contare che poi me li sognai anche di notte. Soprattutto però, l’incontro spirituale con Klimt e l’innamoramento inevitabile con la sua Danae (2005) che ebbi la fortuna di vedere esposta all’accademia Albertina in una mostra, visto che appartiene ad una collezione privata.

5. Misfits: London Dungeon

Di certo non ho conosciuto Londra come Danzig che compose questa canzone mentre passava una notte in galera dopo una rissa ad un concerto dei Misfits. Suppongo non ne abbia un bel ricordo, al contrario di me. 10 giorni dalle parti di Highgate (1998) mi rimisero in vita! Pubs (la guinness!), case con i mattoni a vista, Camden Town (ed il “The world’s end”!!!), lo stadio di Highbury (e l’Arsenal di conseguenza),tutti i monumenti del centro, le gallerie d’arte ed i negozi di dischi: un mondo dentro al mondo! Ci sono anche tornato per il concerto d’addio dei Cathedral…(2011)

6. Corrado Guzzanti: Grande Raccordo Anulare

Altro posto (Roma) del quale non conservo un bel ricordo dovuto alle circostanze (sempre il dannato 1997), anche in questo caso ero un uomo distrutto, ma dopo tutto rimane sempre Caput Mundi.

7. Talking Heads: Road To Nowhere

Ovviamente qui è dove sto andando adesso, pur essendo agli antipodi dell’ottimismo di David Byrne:  questo testo, per come la vedo ora, dovrebbe essere interpretato da un punto di vista assai sarcastico. Comunque il video in stop motion e il motivetto da piccolo mi ipnotizzavano (più o meno come “Heart Of Glass” di Blondie, che sarebbe perfetta per parlare di New York, visto che il video è girato allo studio 54, peccato che io non ci sia mai stato e difficilmente ci andrò).