Sunn 0)))

Un weekend da dro)))ni

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Quanto state per leggere è la cronaca di un’ idea meravigliosa venuta all’altra metà (rispetto a quella che sta scrivendo) del bassistico duo, ovvero seguire due date consecutive del recente tour dei Sunn 0))) in Europa. Ne scrivo con colpevole ritardo, lo so, comunque le due date in questione sono quelle di Fontaneto (labirinto della Masone) e Vevey (Svizzera).

Un totale di circa 1400km in due giorni, inframezzati pure, per l’Oltranzista, da un sabato mattina lavorativo. Converrete che per due veterani come noi non c’è male.

Si parte venerdì nel tardo pomeriggio per la provincia di Parma, finito il lavoro, con tanto di vettovaglie e bevaraggi vari. La destinazione era fantastica (almeno nelle previsioni): un labirinto nel mezzo del nulla! Dopo le prigioni di Torino ovviamente il seguito era assolutamente degno di attenzione e sforzo da parte nostro, quindi: on the road again!

La tangenziale di Milano è un piccolo calvario nell’ora di punta. Traggo la cena-panino da una borsa e la condisco con abbondanti gas di scarico, al mio compare invece toccano le esalazioni da allevamenti di suini che giungono copiose nell’abitacolo all’altezza di Casalpusterlengo e non ci abbandoneranno fino a destinazione.

Quando ci siamo vengo colto da un accesso di ignoranza e grettezza come non mi capitava da anni: quando ci sono di mezzo i signori del drone, tutto il resto che la serata abbia da offrire passa in secondo piano. In un secondo piano infinitamente distante dall’evento principale. Questo comporta: polemica, intolleranza e sarcasmo verso qualunque cosa mi separi da quel muro di Model T.

Questa sera si tratta di: esibizione di pseudo tamburi giapponesi, video installazione precedente l’esibizione e percorso labirintico per raggiungere  il palco. Infatti il labirinto si dimostra essere una struttura finto-storica dal fascino praticamente assente: almeno per il sottoscritto le prigioni risultano essere decisamente più pregne di realismo e fascino, delle due altre esibizioni taccio giacché non mi suscitano il minimo interesse. Comunque alla fine ci arriviamo e mi piazzo direttamente sotto la postazione di Greg Andreson, alla faccia di tutti.

Il concerto inizia con Attila Csihar che emana sciamaniche litanie vocali in posizione soprelevata, da una (fintissima) piramide posta dietro al palco… Il concerto è la solita cosa indescrivibile ma piena di fascino, vibrazioni ed eccessi sonici. Inutile dire che li adoriamo all’istante, loro sembrano più esaltati del solito: l’ebbrezza enologica appare particolarmente presente questa sera (anche se è una loro costante) soprattutto per Stephen O’Malley, che ad un certo punto si esalta, sposta le macchine per il fumo ed esorta il pubblico alla partecipazione. Mr. Anderson stappa una bottiglia con la bocca sputando il tappo che, a forza di vibrazioni, arriva fino a me…

In definitiva circa due ore e venti di spettacolo che ci lasciano assolutamente esalatati per il giorno seguente… Oltre alla gratitudine per aver rivisto amici di lunga data anche se, fatalmente, con poco tempo per conversare.

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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone
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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone

Dopo la trasferta della serata precedente la metà lavorante del duo è abbastanza e comprensibilmente ko, quindi mi tocca la guida fino in Svizzera: la tangenziale fino ad Aosta è stato uno strazio incredibile grazie a dei simpatici automobilisti valdostani la cui velocità massima si aggirava al massimo ai 30km/h… abbastanza snervante, se me lo concedete. Comunque, dopo una cena, nuovamente a base di panini, consumata quasi sull’apice del passo del Gran San Bernardo, senza alcuna interruzione scavalchiamo la collina e siamo in Svizzera… che ci accoglie con la sua selva di limiti di di velocità, divieti e amenità varie.

Montreux appare come una città in grado di attentare ai nervi di chiunque sia per gli automobilisti (evidentemente imparentati con i cugini valdostani), che per la luccicante via dello shopping, che per aver favorito il concepimento di “Smoke on the water”: fonte di fiducia in se stesso per ogni chitarrista alle prime armi e di alienazione per tutti gli altri. Ce la lasciamo alle spalle non senza una certa dose di insofferenza alla volta di Vevey dove avrà luogo il concerto nel locale Rocking Chair.

Arriviamo a destinazione dopo vario girovagare a causa dell’impossibilità di trovare un parcheggio. Il locale ricorda molto da vicino il caro, vecchio, Babylonia, per grandezza ed impostazione. Come in precedenza il pre-concerto ad opera di tali canadesi Big Brave ci lascia annoiati e intolleranti (anche se un po’ meno della sera precedente, almeno arriviamo a metà esibizione), il pubblico sembra tremendamente più finto-alternativo e trendy che in Italia, non che la cosa importi in alcun modo, come detto, quando ci sono i signori del drone, il resto non conta.

Essendo al coperto il concerto è infinitamente più rumoroso e intriso di ghiaccio-secco della sera precedente. Risulta anche meno lungo e decisamente più compresso nella durata, divagano meno e sgretolano tutto con la sola forza del suono, infinitamente più concreti e diretti della sera precedente, in un’ ora e mezza abbondante di durata (quasi un’ora meno della sera precedente) tagliano le divagazioni (il prologo di Attila iniziale) e vanno dritto al punto. Siamo ancora sotto Mr. Andreson ma, pur essendo più vicini, l’aura di fumo che li circonda rende la stessa distanza della sera precedente. Ancora una volta, nell’arco della performance, trasportano tutto e tutti in una sorta di trascendenza del tutto avulsa dalla realtà che poi è uno dei motivi che mi fanno amare così tanto le loro live performances. Alla fine è come un risveglio, un ritorno alla realtà, niente di così bello insomma.

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

Comunque dopo la strada del ritorno condita da barretti tristissimi (costante della Svizzera), dancing deprimenti e bordelli malcelati arriviamo in piena notte sul colmo del passo del Gran San Bernardo. Le papere, infreddolite nel laghetto, dormono (e c’è da chiedersi come fanno con quella temperatura artica) tenendo la testa sotto un ala. L’assenza di luna e di illuminazione ci riportano in una dimensione onirica stupefacente: il cielo è uno spettacolo senza paragoni, come non se se vedono più alle nostre altezze collinari, essenzialmente per questo bellissimo e quasi perso motivo:

Lezioni di buio

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Questo artcolo prende liberamente spunto da quest’altro dal quale risulta del tutto evidente che quelli di nme non hanno (quasi) la più pallida idea di come si esprima il buio in musica, quindi, premettendo che la playlist che segue è per stomaci avvezzi alle tenebre più impenetrabili, ecco quanto ho da rispondere io alla loro lista:

10. Unholy (Fin)

09. Unearthly trance (USA)

08. Teeth of the lion rule the divine (various nations)

07. Esoteric (UK)

06. Mournful Congregation (Aus)

05. Sunn 0))) (USA)

04.Winter (USA)

03. Corrupted (Jap)

02. Thergothon (Fin)

01. Skeptcism (Fin)

allora cari amici di nme, come la mettiamo ora?

0)))

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Immaginate una nebbia fitta e densa elevarsi nell’aria, un atmosfera umida e opprimente, una vibrazione salirvi dalle viscere, incamminarsi sulle vostre braccia, pervadere i vostri arti e scuotere i vostri organi interni. Valvole arroventate e sovraccariche, movimenti lenti ed appena percettibili fra le coltri ed un muro di monoliti neri sullo sfondo, cavi che si snodano, figure incappucciate.

E soprattutto note, lunghe, profonde, infinitamente lente. Intense.

Nessun disco dei sunn 0))) potrà mai prepararvi ad un concerto dei sunn 0))).

Nessun muro di amplificatori sarà mai in grado di farvi vibrare l’anima come quello dei sunn 0))).

Nessun personaggio incappucciato ha mai suonato come quelli che suonano nei sunn 0))).

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Se non si fosse capito io adoro i sunn 0))). E il mestiere più arduo per un amante del siffatto progetto musicale è spiegare il perché dei suoi sentimenti. Non lo capiranno. Si impara, a proprie spese, che non tutto si può spiegare, ci sono cose che sono così e basta.

Una volta tanto non c’è altro da dire. I sunn 0))) non sono semplicemente suoni, per molti non sono nemmeno assimilabili alla musica: sono una dimensione parallela, uno stato d’animo, un sentimento, un’emozione non trasmissibile a parole o la senti o non la senti. Un’ onda sonora percettibile sono ad alcuni. Un liberarsi del bisogno ossessivo di dare un senso ad ogni cosa. Uno stato di trance decisamente non di questo mondo, inteso non come mondo materiale, ma come mondo fatto di quotidianità e routine, il solito trito e ritrito mondo di tutti i giorni.

In realtà è un falso problema. Non ho nessun motivo per tentare di spiegare perché mi  piacciano é così e basta.

E non vedo l’ora di adorare le valvole ancora.

Ghiaccio secco. Tenebra. Frastuono. Amplificatori. Chitarre. Uomini. Volume. Anima.

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10 anni dopo

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Rimanere attoniti di fronte a una canzone non è cosa che succeda tutti i giorni.

Dieci anni fa queste note, questa voce, avvolgevano tutto di una nebbia morbida e nera che attutiva ogni altro suono. La bellezza che sprofonda dentro, verso il centro del petto e diventa tutt’uno col suo battito regolare e calmo. Una melodia che suona familiare come se l’avessi già ascoltata in un altra vita, tra le stelle incendiate e cadenti, in mezzo alla notte accogliente, mentre all’intorno ogni altra cosa tace.

Tace di un silenzio che riempie i sogni, che arde di un sentimento dimenticato. E sprofonda ancora più in basso. Una voce quasi incerta, uno stentato sussurro che serpeggia fra le note eppure capace di essere commovente e intensa. Non si può spiegare una sensazione ma, se ci si provasse, si dovrebbe parlare di quanto affascinate possa essere una coltre di tenebra, di quanto amore si possa nascondere inespresso nel buio.

Sprofonda ancora in me languida bellezza, se il tempo non ti ha intaccata, non lo farà nemmeno con me.

Passing by
Rows and rows
In silence I
Stand alone

And out of you
Grey birds fly
On a gravel path
You qualified

We tended to
The feverfew
The walls of vine
In hollow time

The shape I’m in
Oh, she knows so well
My hearts become
Her sinking belle

This sinking belle
Oh, this sinking belle
Are you worried now?
You’re worried now?

This sinking belle
Oh, this sinking belle
You’re worried now
You’re worried now?

We’re smaller than
We used to be
What came from you
Is now inside me

Don’t ask me why
Oh, don’t ask me why
All my life
All my life
Was in black and white

This sinking belle
Oh, this sinking belle
I’m worried now
You’re worried now

This sinking belle
This sinking belle
I’m worried now
You’re worried now

This sinking belle
Oh, this sinking belle
You’re worried now
You’re worried now

 

 

Il mestiere più facile del mondo

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E’ facile sparare sentenze… è divertente e da soddisfazione, scrivere parlare e sparlade di questo o quel disco e al contempo è anche la cosa più difficile da fare. Perchè occorre avere un minimo di competenza e cognizione di causa, ci vuole avere orecchio, tutto, tanto anzi parecchio.
Io non ho pretese e non riesco più a scrivere recensioni seriose con mille riferimenti e citazioni, ultimamente sono molto più per l’equivalente delle chiacchiere da bar, perchè alla fin fine sono più incline a pensare di buttare lì due cose su un disco in uscita e poi lasciare ad ognuno le sue opinoni.
Tempo fa mi si faceva notare che il mio stile “troppo didascalico” finiva per diventare tronfio e pesante in un’epoca nella quale tutte le informazioni sono alla portata di tutti.
Io continuo ad amare la pesantezza, almeno in musica, ciò nonostante mi sono orientato verso un buon bicchiere di birra (tipo questa) e due chiacchiere rilassate.

Dunque, vogliamo parlare dei Pink Floyd? Mi viene da sorridere a pensarci, esce questo disco e cosa se ne può mai dire? da una parte quelli che sparano sentenze sul fatto che sia un raschiare del barile, che forse avevano finito i soldi, che si tratta di scarti, dall’altra quelli che si sperticano solo perchè il loro gruppo preferito rompe il silenzio dopo anni e no gli par vero. Uhm non lo so. Il disco ha i suoi momenti, se non altro perché sembra accantonare a tratti il piattume del disco dalle cui sessioni deriva (“the division bell”) e sembra riabbracciare un po’ il loro passato anche di stampo waters-iano. Io la vedo in questo modo: avete mai avuto un gruppo, vi siete mai registrati durante le prove? Questo disco è come se mi desse l’opportunità di assistere, 20 anni dopo, alle prove dei Pink Floyd (seppur senza Waters, che non è poco), con tutti i limiti che questo comporta. Visto che sono strapieni di soldi dubito del movente monetario, mi viene da pensare che sia un po’ come quando trovarono delle foto scartate di Marilyn Monroe, può darsi che non fossero perfette, ma pur sempre di Marilyn si tratta.

Gli Enstürzende Neubauten fanno uscire un concept album sulla prima guerra mondiale, cent’anni dopo che il conflitto scoppiò nell’Europa orientale. Sembra una cosa pretenziosa ed elitaria al tempo stesso. Sicuramente “Lament” è un disco difficile, teatrale e pieno di rimandi e citazioni. Ampiamente al di là di quanto possa fare un qualsiasi gruppo. Sinceramente affascinante, almeno nelle premesse. Confesso che devo ancora comprenderlo e non sarà facile, magari il concerto all’auditorium RAI di Torino a fine mese mi schiarirà un po’ le idee.

I Sunn 0))) si lanciano anch’essi in un’operazione difficile, una collaborazione con Scott Walker. Faccio molta più fatica a digerire questo disco che quelli precedenti del duo americano che pure sembrano assolutamente più ostici, ma forse, proprio per questo, mi somigliano di più. Un altro disco che richiederà parecchio tempo, anche solo per capire se mi piace o meno. Che non sia facile è sicuramente un punto a suo favore, che richieda impegno anche, però l’idea di sprecare tempo e forze non mi sorride molto. Si vedrà, speriamo anche in questo caso, dal vivo.

Tomas “Tompa” Lindberg ha da sempre la mia stima e la sua band principale gli At The Gates anche. Sono tornati anche loro e sentire la sua voce abrasiva cavalcare nuovamente le onde sonore è un  piacere. Non sono tornati tanto per fare, mi sembra che “At war with reality” lo testimoni ampiamente. Se mi è concesso fare il pignolo però, mi ricordo un’ intervista del cantante svedese nella quale si rammaricava di aver inerito troppa melodia in un genere aggressivo e brutale per definizione come il death metal. A distanza di tempo tutto quel citare l’ hardcore come influenza e reclamare un sound risoluto e quasi minimale (a contrasto con un passato decisamente più “sperimentale”) devono essere degradate, non si spiega altrimenti un tale sfoggio di melodie e strizzate d’occhio al metal classico. Questo non rovina irrimediabilmente il loro lavoro, ma probabilmente preferivo prima: questione di gusti.

Ho supportato gli Obituary finanziando il loro nuovo disco “Inked in blood” e ho fatto bene! Finalmente sono tornati in pompa magna, in effetti non potevano deludere i fan che ci hanno messo i loro sudatissimi soldi. Abbiamo dovuto aspettare qualche mese in più ma ne è valsa la pena. Non che abbiano reinventato la loro formula, ma hanno decisamente ritrovato l’ispirazione e ne sono contento, ora non vedo l’ora che sia il 24 di gennaio. Più forte ragazzi!

344 m/s

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Non esiste una unità di misura in grado di quantificare il silenzio, l’assenza di suono. Il vuoto non può essere circoscritto in un numero, nemmeno lo zero. Nemmeno lo zero assoluto. Lo zero assoluto è una condizione, la condizione che si verifica a -273,15°C, una temperatura alla quale però nessuno è mai sceso. La temperatura della calma e dell’ordine assoluto, della mancanza di un qualsivoglia livello di energia. Nessuna vibrazione, nessuna eccitazione. Un silenzio che nessuno ha mai sentito, le molecole che tacciono nella loro struttura infinitamente fragile.

Immaginatele perfettamente immobili.

Come può esistere il suono senza una cassa di risonanza e senza una vibrazione. Sto zitto nel mio angolo ed osservo. Non oso muovere un passo. Un equilibrio che non può rompersi, ma solo frantumarsi bruciato dal freddo.

L’assenza di luce non può essere misurata, nemmeno l’assenza di materia o di energia. Lo zero stesso è più un concetto che un numero.

Misurare le cose a volte equivale a spogliarle della vita.

A che velocità può colpirvi un suono?

Musicoterapia

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Per fruire completamente della musica bisogna stare bene, a me capita così. E’ una sorta di esercizio spirituale: se stai bene la senti scorrere dentro di te come un fiume in piena che ti travolge e ti attraversa come una carezza dello spirito. Impetuosa, ma pur sempre carezza, scuote e sconquassa ma ti lascia una persona migliore, sensibilizza ogni senso. Ed il fatto che si propaghi nell’etere aumenta a dismisura il suo fascino, è immateriale e fatta di vibrazioni e di etere, benché prodotta da strumenti materiali è della stessa sostanza dell’invisibile, del mistico, del trascendente.

Se non siamo in sintonia con quello che ci circonda, può risollevarci, ma in quel caso la simbiosi è squilibrata. Non che ci sia nulla di male, ma non è la stessa cosa. Quando abbandono le note è perché ho bisogno di silenzio, quando abbandono le parole è perché non riesco a parlare. O non mi fido di ciò che potrei dire. Il silenzio comunque non ha mai vinto.

Che poi mi curi con suoni che farebbero ammalare altri… beh questa è un’altra storia!