Syd Barrett

Barrett fluxus

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[Syd tu guardi a te stesso come a un uomo-vegetale, io mi sento di più come un elefante effervescente]

Dissolversi in mille milioni di bollicine.

Non esistere ogni tanto è un’idea affascinante, non fare alcuna differenza a questo mondo già assai poco rilevante. Non aver mai calcato suolo alcuno. E vedere, dal nulla, che succede. Un occhio che osserva dal vuoto. Un paradosso effervescente, iniettato di sangue, che osserva benché non esista.

Vedere com’è fatto il mondo senza di me. Come sarebbe la vita di ogni persona che ho conosciuto se non fossi mai esistito. Io non ci sono mai stato. Nessuno può aver mai detto di conoscermi, di aver provato un flebile sentimento nei miei riguardi. Suadente desiderio di non esistere. Di non essere mai esistito.

Dura un attimo, poi mi accorgo di esserci. O di esserci stato.

E allora non riesco a non esistere.

Sono l’anello di congiunzione tra Syd Barrett e i Fluxus.

 

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Un weekend da dro)))ni

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Quanto state per leggere è la cronaca di un’ idea meravigliosa venuta all’altra metà (rispetto a quella che sta scrivendo) del bassistico duo, ovvero seguire due date consecutive del recente tour dei Sunn 0))) in Europa. Ne scrivo con colpevole ritardo, lo so, comunque le due date in questione sono quelle di Fontaneto (labirinto della Masone) e Vevey (Svizzera).

Un totale di circa 1400km in due giorni, inframezzati pure, per l’Oltranzista, da un sabato mattina lavorativo. Converrete che per due veterani come noi non c’è male.

Si parte venerdì nel tardo pomeriggio per la provincia di Parma, finito il lavoro, con tanto di vettovaglie e bevaraggi vari. La destinazione era fantastica (almeno nelle previsioni): un labirinto nel mezzo del nulla! Dopo le prigioni di Torino ovviamente il seguito era assolutamente degno di attenzione e sforzo da parte nostro, quindi: on the road again!

La tangenziale di Milano è un piccolo calvario nell’ora di punta. Traggo la cena-panino da una borsa e la condisco con abbondanti gas di scarico, al mio compare invece toccano le esalazioni da allevamenti di suini che giungono copiose nell’abitacolo all’altezza di Casalpusterlengo e non ci abbandoneranno fino a destinazione.

Quando ci siamo vengo colto da un accesso di ignoranza e grettezza come non mi capitava da anni: quando ci sono di mezzo i signori del drone, tutto il resto che la serata abbia da offrire passa in secondo piano. In un secondo piano infinitamente distante dall’evento principale. Questo comporta: polemica, intolleranza e sarcasmo verso qualunque cosa mi separi da quel muro di Model T.

Questa sera si tratta di: esibizione di pseudo tamburi giapponesi, video installazione precedente l’esibizione e percorso labirintico per raggiungere  il palco. Infatti il labirinto si dimostra essere una struttura finto-storica dal fascino praticamente assente: almeno per il sottoscritto le prigioni risultano essere decisamente più pregne di realismo e fascino, delle due altre esibizioni taccio giacché non mi suscitano il minimo interesse. Comunque alla fine ci arriviamo e mi piazzo direttamente sotto la postazione di Greg Andreson, alla faccia di tutti.

Il concerto inizia con Attila Csihar che emana sciamaniche litanie vocali in posizione soprelevata, da una (fintissima) piramide posta dietro al palco… Il concerto è la solita cosa indescrivibile ma piena di fascino, vibrazioni ed eccessi sonici. Inutile dire che li adoriamo all’istante, loro sembrano più esaltati del solito: l’ebbrezza enologica appare particolarmente presente questa sera (anche se è una loro costante) soprattutto per Stephen O’Malley, che ad un certo punto si esalta, sposta le macchine per il fumo ed esorta il pubblico alla partecipazione. Mr. Anderson stappa una bottiglia con la bocca sputando il tappo che, a forza di vibrazioni, arriva fino a me…

In definitiva circa due ore e venti di spettacolo che ci lasciano assolutamente esalatati per il giorno seguente… Oltre alla gratitudine per aver rivisto amici di lunga data anche se, fatalmente, con poco tempo per conversare.

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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone
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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone

Dopo la trasferta della serata precedente la metà lavorante del duo è abbastanza e comprensibilmente ko, quindi mi tocca la guida fino in Svizzera: la tangenziale fino ad Aosta è stato uno strazio incredibile grazie a dei simpatici automobilisti valdostani la cui velocità massima si aggirava al massimo ai 30km/h… abbastanza snervante, se me lo concedete. Comunque, dopo una cena, nuovamente a base di panini, consumata quasi sull’apice del passo del Gran San Bernardo, senza alcuna interruzione scavalchiamo la collina e siamo in Svizzera… che ci accoglie con la sua selva di limiti di di velocità, divieti e amenità varie.

Montreux appare come una città in grado di attentare ai nervi di chiunque sia per gli automobilisti (evidentemente imparentati con i cugini valdostani), che per la luccicante via dello shopping, che per aver favorito il concepimento di “Smoke on the water”: fonte di fiducia in se stesso per ogni chitarrista alle prime armi e di alienazione per tutti gli altri. Ce la lasciamo alle spalle non senza una certa dose di insofferenza alla volta di Vevey dove avrà luogo il concerto nel locale Rocking Chair.

Arriviamo a destinazione dopo vario girovagare a causa dell’impossibilità di trovare un parcheggio. Il locale ricorda molto da vicino il caro, vecchio, Babylonia, per grandezza ed impostazione. Come in precedenza il pre-concerto ad opera di tali canadesi Big Brave ci lascia annoiati e intolleranti (anche se un po’ meno della sera precedente, almeno arriviamo a metà esibizione), il pubblico sembra tremendamente più finto-alternativo e trendy che in Italia, non che la cosa importi in alcun modo, come detto, quando ci sono i signori del drone, il resto non conta.

Essendo al coperto il concerto è infinitamente più rumoroso e intriso di ghiaccio-secco della sera precedente. Risulta anche meno lungo e decisamente più compresso nella durata, divagano meno e sgretolano tutto con la sola forza del suono, infinitamente più concreti e diretti della sera precedente, in un’ ora e mezza abbondante di durata (quasi un’ora meno della sera precedente) tagliano le divagazioni (il prologo di Attila iniziale) e vanno dritto al punto. Siamo ancora sotto Mr. Andreson ma, pur essendo più vicini, l’aura di fumo che li circonda rende la stessa distanza della sera precedente. Ancora una volta, nell’arco della performance, trasportano tutto e tutti in una sorta di trascendenza del tutto avulsa dalla realtà che poi è uno dei motivi che mi fanno amare così tanto le loro live performances. Alla fine è come un risveglio, un ritorno alla realtà, niente di così bello insomma.

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

Comunque dopo la strada del ritorno condita da barretti tristissimi (costante della Svizzera), dancing deprimenti e bordelli malcelati arriviamo in piena notte sul colmo del passo del Gran San Bernardo. Le papere, infreddolite nel laghetto, dormono (e c’è da chiedersi come fanno con quella temperatura artica) tenendo la testa sotto un ala. L’assenza di luna e di illuminazione ci riportano in una dimensione onirica stupefacente: il cielo è uno spettacolo senza paragoni, come non se se vedono più alle nostre altezze collinari, essenzialmente per questo bellissimo e quasi perso motivo:

Lucifer Sam e l’allegra compagnia

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Solo a un personaggio singolare e singolarmente “stimolato” come Syd Barrett poteva venire in mente l’idea di scrivere una canzone sul suo gatto di questa fattura. Sembra una sorta di colonna sonora di uno 007 strambo o di un Austin Powers più stralunato che demenziale e, per una qualche strana assonanza, indiscutibilmente solo nella mia testa, mi viene da associarla anche a “Shot In The Dark” di Henry Mancini… comunque la sostanza resta: piccoli felini, in arte gatti.

La Dea egizia Bastet

Addirittura nella nuova pagina iniziale, wordpress si dice interessata alle fotografie dei nostri gatti, banale certo, ma alla fine mi va di accontentarli, visto che mi ospitano aggratis. Adoro i gatti e spero di avere sempre la possibilità di averne uno al mio fianco perchè mi fanno sentire una persona speciale, se decidono di adottarmi. E non ho intenzione di rifilare a chi legge la solita storia sul fatto che sia un animale venerato, dai mistici poteri, sul fatto che sia sempre stato presente al fianco dell’uomo, basti la Dea qui a fianco a fare da testimone per tutto questo.

Mi annoia anche terribilmente tutta la diatriba cane/gatto, a ognuno il suo e smettiamo di discuterne subito. Posso dire solo che questo piccolo felino ha, su di me, un fascino quasi incomparabile. Per la sua eleganza nei movimenti, per il suo sguardo magnetico ed enigmatico al tempo stesso, per i suoi atteggiamenti curiosi ed incuriositi, per il suo appartenere ad una nobile dinastia di predatori, del resto “Dio ha creato il gatto per procurare all’uomo la gioia di accarezzare la tigre” e questo credo che sia incontestabile. Inoltre il gatto costringe l’uomo che lo apprezza a dimenticare ogni velleità di comando e a trattarlo da pari, se non da essere superiore addirittura e penso che sia veramente l’unico animale in grado di farci fare una cosa del genere, a meno che non si abiti in una zona di campagna come il sottoscritto poi(la caccia dei topi è ancora apprezzata da queste parti), il gatto non ha nessuna utilità pratica se non quella di far entrare un raggio di eleganza e di bellezza nelle nostre misere esistenze quotidiane, i sentimenti nei loro confronti risultano per questo disinteressati e puri, al punto di sopportarne parecchie per amor loro.

Miss Nora Von Ibsen

Si ma le promesse fotografie? Ebbene eccola la fiera che divide con me gioie e dolori, il suo nome è Nora Von Ibsen (ebbene sì è corredata di cognome!) e tale appellativo è un dichiarato omaggio nei confronti di una delle figure più affascinanti del teatro nord europeo ovvero Nora di “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen, che ho sempre ritenuto una sorta di paradigma della figura femminile, della sua personalità nel senso più alto di questo termine, della sua indipendenza e fierezza. Alla fine credo non ci fosse un nome più azzeccato per questa gatta di un anno e cinque mesi, entrata nella mia vita in un momento particolarmente tragico ma che con la sua sola presenza è in grado di far alzare i miei angoli delle labbra, se non è magia questa…

P.s.: Questo non è un tentativo di convertire chicchessia alla gattofilia bensì un esaltazione smodata della categoria e di una appartenente alla medesima in particolare.