Talking Heads

Motivetti Diabolici

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Sì lo so, non dite nulla, ve lo leggo nello sguardo che volete che io tratti di crocicchi malfamati, New Orleans, “Sympathy For The Devil”, del blues e di “The Number Of The Beast”, ebbene non vi faccio questa concessione. Ci sono parecchi satanassi nelle canzoni che ascolto, quindi per ora basta, concedetemelo, stasera avevo in mente di dare libero sfogo alla mia nota vena positiva, postando “The Weeping Song” di Nick Cave And The Bad Seeds, anche perché sono un paio di mattine che mi sveglio dopo aver sognato di scoppiare in lacrime ed ho esattamente quella sensazione appena il sonno se ne va: come se avessi appena finito di piangere a dirotto cosa che però non è mai successa. Ma non doveva andare così, sarebbe stata una scelta scontata, nonostante ami quella canzone anche per essere finita in un cortometraggio di Wim Wenders. Il fatto è che uno di quei maledetti motivetti mi si è piazzato in testa e non ne è più uscito! I motivetti diabolici sono esattamente questo: canzonette capaci di piazzarsi tra le pieghe del cervello, tormentarti per ore o magari per giorni e facendoti sperare che si interrompa quella connessione neurale che ti rende schiavo di quella particolare sequenza di note o parole per qualche tempo lasciandoti libero… anche solo di respirare! Ecco un freddo elenco (ovviamente incompleto) di alcuni brani in grado di sortire un tale infernale effetto:

Primus- “Here Comes The Bastards”: Les Claypool è uno dei motivi per i quali ho finito per imbracciare un basso, a parte questo mi piace molto il suo immaginario improbabile e -se mi passate il termine- cartoonesco, contornato dai suoi personaggi assurdi. Il giro di basso di questo brano è assolutamente impossibile da estrarre dalle meningi!

Talking Heads- “Road To Nowhere”: I Talking Heads sono tutt’ora un mistero per me, con la loro attitudine stralunata ed impossibile tra catalogare: qui ad essere assolutamente inevitabili, per me, sono le linee vocali di Byrne e come le canta in modo sinuoso ed ipnotico. Da applausi anche il video in stop-motion: una tecnica affascinante quanto caduta in disuso…

The Proclaimers- “I’m Gonna Be”: Un accento irresistibile ed un ritmo incalzante e ripetitivo. Troppo poco? Per me è più che sufficiente per passare un paio di di giorni canticchiando questa canzoncina…

Blondie: “Heart Of Glass”: Qui il motivo dell’ossessione potrebbe essere il “U-uh oh-oh” e la voce di Debbie Harry (oltre alla sua avvenenza di cui si era accorto anche H.R. Giger), in realtà, oltre a questo, il motivo è più storico: “Heart Of Glass” è una delle prime canzoni che io mi ricordi di aver mai sentito. Da notare anche come la Harry sia l’unica del suo gruppo a sentirsi a suo agio anche dietro la telecamera!!!

The Ramones- “Surfin’ Bird”: Ve la devo anche spiegare questa??? Saltate come dei pazzi, cosa aspettate? E non scordate di fare delle facce buffe durante il “Brrrrrrrr”!!!!

‘Notte, speriamo di sognare altro stasera!!!

Via di qui

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Il viaggio, di per se stesso, ha sempre avuto un ruolo fondamentale per vincere la depressione, almeno per quanto mi riguarda. Fin dal primo viaggio di un certo rilievo nell’ormai lontano 1998 alla volta di Parigi/Londra che fu una vera e propria ciambella di salvataggio, all’ultimo effettuato in Norvegia nel 2010, ogni viaggio è stato una pulsione a conoscere luoghi, persone e situazioni nuove, qualcosa che mi ha sempre molto aiutato a vincere la mia naturale tendenza a chiudermi in me stesso ed a pensare che tutto sia come la squallida realtà quotidiana che ingrigisce anche le cose positive. Oltre che naturalmente ad ammirare la bellezza dei posti, siano essi siti naturali oppure costruzioni artichistiche o architettoniche. Non potendo partire adesso mi metto a sognare pensando a quei luoghi lontani e a canzoni che parlano di quei posti:

1. Guccini: Primavera di Praga

Bellissima, enorme canzone per una meravigliosa città visitata in circostanze piuttosto tragiche, visto che fu una sorta di viaggio d’addio (1997). Ciò non tolse niente al fatto che questa città da sogno entrasse direttamente nella mia personale triade magica insieme a Londra e Stoccolma (per la quale non ho trovato alcun commento sonoro purtroppo ma che rimane nel cuore come prima città visitata completamente in solitaria). La canzone, attraverso il suo lirismo rende assolutamente giustizia alla città, ricordandone alcuni eventi storici, pur senza cantarne la bellezza intrinseca.

2. Litfiba: Paname

  Qui si parla di Parigi, bella città che però non sono mai riuscito a sentire propriamente come un posto che mi appartenesse. Troppo enorme, dispersiva e “francese”, mentre io rimango nettamente più anglosassone o prussiano, senza togliere nulla a una città che per qualche tempo fu pur sempre al centro del mondo. Nel 1998 ebbi un incontro ravvicinato con questa Grandeur, ma anche con il suo quartiere turco…

3. Litfiba e Diaframma: Amsterdam

Case sbilenche, museo Van Gogh e Rijksmuseum (“La ronda di notte” di Rembrandt!!!), i canali, le biciclette ma anche il porto, il quartiere a luci rosse, i coffee shops… serve dire altro? Un coacervo di contraddizioni, un posto dove mettersi decisamente alla prova (2000).

4. Celestial Season: Vienna (lo so, era degli Ultravox ma sono un metallaro che volete….)

Vienna: magnifica, sublime… imperiale! Non entra di diritto nell’Olimpo solo perchè decisamente troppo decadente (intendiamoci, è tenuta come un confetto, ma si respira ancora la brutta fine dell’impero Asburgico, a mio parere) e per la zona del Prater, non esattamente un quartierino raccomandabile ed esteticamente bellissimo. Però se parliamo d’arte Vienna è meravigliosa, visitai una media di 3 musei al giorno, senza contare che poi me li sognai anche di notte. Soprattutto però, l’incontro spirituale con Klimt e l’innamoramento inevitabile con la sua Danae (2005) che ebbi la fortuna di vedere esposta all’accademia Albertina in una mostra, visto che appartiene ad una collezione privata.

5. Misfits: London Dungeon

Di certo non ho conosciuto Londra come Danzig che compose questa canzone mentre passava una notte in galera dopo una rissa ad un concerto dei Misfits. Suppongo non ne abbia un bel ricordo, al contrario di me. 10 giorni dalle parti di Highgate (1998) mi rimisero in vita! Pubs (la guinness!), case con i mattoni a vista, Camden Town (ed il “The world’s end”!!!), lo stadio di Highbury (e l’Arsenal di conseguenza),tutti i monumenti del centro, le gallerie d’arte ed i negozi di dischi: un mondo dentro al mondo! Ci sono anche tornato per il concerto d’addio dei Cathedral…(2011)

6. Corrado Guzzanti: Grande Raccordo Anulare

Altro posto (Roma) del quale non conservo un bel ricordo dovuto alle circostanze (sempre il dannato 1997), anche in questo caso ero un uomo distrutto, ma dopo tutto rimane sempre Caput Mundi.

7. Talking Heads: Road To Nowhere

Ovviamente qui è dove sto andando adesso, pur essendo agli antipodi dell’ottimismo di David Byrne:  questo testo, per come la vedo ora, dovrebbe essere interpretato da un punto di vista assai sarcastico. Comunque il video in stop motion e il motivetto da piccolo mi ipnotizzavano (più o meno come “Heart Of Glass” di Blondie, che sarebbe perfetta per parlare di New York, visto che il video è girato allo studio 54, peccato che io non ci sia mai stato e difficilmente ci andrò).