The Doors

Il più grande juke-box della terra

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Il mio neurone addetto all'attivazione del Juke-Box
Il mio neurone addetto all’attivazione del Juke-Box

Ed il viaggio fu. Salto sulla moto con un’irruenza non comune pronto ad aggredire la strada, non curante del fatto che io sia su uno scooter e non su una speed triple. Siamo io, la moto e l’asfalto. E i cartelli stradali. Nell’era digitale è ancora possibile fare un viaggio seguendo solo i cartelli. Di solito fanno pena ma, nel mio caso, effettivamente l’unica volta che ho sbagliato strada sono finito davanti ad un outlet di una notissima marca di cioccolato svizzero e ci può anche stare.

Qualcuno potrà domandarsi come faccia uno che ascolta e respira musica continuamente senza lo straccio di un’autoradio. Semplice, io sono il più grande juke-box della terra. La mia mente ha un database infinito per la musica che mi ha permesso più e più volte di non impazzire anche quando, tempo fa, il mio ex-lavoro si era trasformato in una sorta di stalag: cantavo nel laboratorio, cantavo in produzione, cantavo nel grigio dei magazzini. Cantare migliora le cose, sempre. Ed anche quando non puoi cantare avere una canzone in testa è una promessa di libertà, una ribellione alla realtà, io l’ho sempre vissuta così. Per quanto possano picchiare duro, ho una potente alleata al fianco. Una compagna che mi sostiene e mi rende libero: artisti con cui confrontarmi, idee da sviluppare, libertà da conquistare. Musica.

Music is your only friend… until the end!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=jLAr-WlxMZY]

Quindi se vedete un pazzo che gira in scooter canticchiando praticamente qualsiasi cosa, probabilmente sono io.

Poiché poi funziona random, di solito sono canzoni che mi piacciono, ma non è raro che saltino fuori sigle dei cartoni animate, jingle di vecchie pubblicità e canzoni improponibili assortite, mica ho voglia di censurarmi… e chi mi sente? E, comunque, chissenefrega?

Il problema è che se, peccando di spudorata immodestia, posso pensare a me stesso come una sorta di uomo libro della musica (citando “Farenheit 451”) quando sono tornato, mi sono recato, in compagnia di amici, ad una delle più note feste di paese locali assistendo alla seguente chicca (attenzione, i più sensibili non dovrebbero schiacciare il tasto play, non dite che non vi avevo avvertito)

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=yCfAEGUR0kY]

Ora il mio terrore è che si riproponga nel mio juke box mentale quando meno me l’aspetto, con il rischio di disastrosi incidenti stradali… aiuto!!!

People are strange

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[youtube http://www.youtube.com/watch?v=awi14wDTxNw]

Succede una sera, succede di rivedere vecchi amici dopo mesi di lontananza, si finisce per prendere la chitarra in mano e suonare un paio di canzoni. Fin troppo banale. Come sparare sui Doors: sono un gruppo sopravvalutato che va bene per gli adolescenti in cerca di idoli a buon mercato, Jim Morrison era drogato e pieno di sè e il gruppo non sa suonare, ha un’intenzione musicale forse scontata. E va bene.

Eppure quando qualcuno attacca “People are strange” non posso non mettermi a cantarla. Cerco anche di eseguirla nel miglior modo possibile, fino a che cantare mi estranea dal contesto e mi fa passare davanti le immagini degli avvenimenti occorsi negli ultimi due anni ed è come se si creasse una connessione tra la vita e le parole. Tra l’impossibilità di esprimere il proprio malessere e l’idea consolatoria che deve esserci qualcosa di più e di meglio su questa terra anche se continui a non riuscire ad afferrarlo, mentre il tempo passa inesorabile e le occasioni perdute si ammonticchiano tristemente in un angolo buio della mente. Ed alla fine la malinconia finisce per invadere ogni cosa, lasciando un sentore di decadenza e rose rinsecchite non dissimile, se non nelle motivazioni, da quello che ti assale dopo aver finito di leggere le relazioni pericolose.

Poi la canzone finisce, ed alzi lo sguardo verso le persone che ti stanno attorno e si insinua la consapevolezza della solitudine nella quale sei sprofondato nei minuti precedenti, al tempo stesso però ti rendi conto delle persone attorno ed è un sollievo lieve ma durevole quello di sapere che loro ci sono e che ti hanno voluto lì, quella sera.

Pensieri che non sai decifrare, emozioni che ti serrano la gola: tristezza, malinconia, solitudine eppure nessuna assume una connotazione così tragica e definitiva. Saranno pure sopravvalutati ma se smuovono certe cose, vuol dire che funzionano. Almeno in certi momenti, almeno per me.

Jeff Buckley era solito affermare che in qualunque situazione il canto o anche solo il pensiero di poter cantare riusciva a farlo sentire meglio.

La tempesta dopo il sorriso

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In questi giorni è stata rilevata una tempesta solare di proporzioni ragguardevoli, tanto da poter provocare malfunzionamenti nei sistemi gps, nelle reti elettriche e danneggiare i satelliti che orbitano attorno al nostro pianeta.

Gli effetti (aurore boreali comprese) potrebbero già manifestarsi questa sera e fino alle 6 di domani mattina. Ironicamente viene da pensare che, quando ti sbagli a sorridere pensando che vada tutto bene, poi la tempesta sia sempre in agguato dietro l’angolo. Non c’erano dubbi.

1.Black Sabbath “Under The Sun”

Canzone principe, per quello che mi riguarda, nel rivendicare la propria secrosanta indipendenza di pensiero e di opinione. Oltre ad un’altrettanto giustificata scarsa fiducia nel prossimo…

I wanna live my life, I don’t want people telling me what to do
I just believe in myself, ‘cause no one else is true

[Ogni giorno poi è d’obbligo per me rivolgere un pensiero a Tony Iommi]

2. Soundgarden “Black Hole Sun”

Si diceva, è il 1994 e tutto va bene. Attesi l’uscita di “Superunknown” per diverso tempo e poi i Soundgarden divennero un fenomeno mondiale grazie a questa canzone che, a detta di una mia cara amica -tra i loro fan più accaniti- non sembra nemmeno scritta da loro… Io speravo soltanto che prima o poi il sole lavasse veramente via la pioggia e ci spero anche adesso che il cielo è molto,molto più cupo.

3. Nirvana “All Apologies”

“In the sun I feel as one”.

4. Rage Against The Machine “People Of The Sun”

“Yeah, people come up!”.

5. PJ Harvey & John Parish “Un Cercle Autour Du Soleil”

Un brano strano, tratto da un disco stranissimo, eppure affascinante.

6. The Animals “The House Of The Rising Sun”

7. The Doors “Waiting For The Sun”

“A flash of Eden” ne avrei davvero bisogno.

8. The Cult “Sun King”

9.The Police “Invisible Sun”

10. Mogwai “The Sun Smells Too Loud”

Almeno qualcuno ride

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Almeno la luna sorride… ho sempre provato una grande attrazione per il nostro satellite, sono contento per lei perchè il venerdì 24 si metterà a ridere, assumendo una posizione assai strana alle nostre latitudini (potrete trovare altre informazioni qui) e visto che saranno tre mesi che ho il morale sotto le scarpe un sorriso in cielo è un modo per rompere questo muro del pianto che è diventato il blog. Se qualcuno mi conoscesse bene saprebbe anche che la prima tentazione è stata comunque quella si intitolare questo post “C*#@0 ti ridi?!?” ma non me la sento di essere sempre e irrimediabilmente caustico, lei non se lo merita. Del resto io sono un animale notturno e non posso che trovarla affascinante anche se se la ride quando io sono depresso, probabilmente ne ha facoltà, ed è molto meglio di quando lo fa un umano, comunque. Ecco alcuni dei suoi inni:

Billie Holiday “Blue moon”

Billie in qualche modo canta di me… almeno nella prima parte.

Jimi Hendrix Experience “Little wing”

Moonbeams and fairytales are all I need now.

Sting “Moon over bourbon street”

Strani scherzi che può fare la luna… stare sotto una finestra a lottare contro il proprio istinto nella pallida luce lunare. Eh…

Pink Floyd “Brain Damage/Eclipse”

“There’s someone in my head but it’s not me…”

Nick Cave and the Bad Seeds “Lucy”

La canzone d’amore che avrei sempre voluto scrivere a qualcuna, nella quale la luna gioca un ruolo fondamentale.

in ordine sparso:

ahahahah 😀