The Secret

Let there be more drone

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Parlare di un concerto è qualcosa di estremamente difficile. Limitarsi alla fredda cronaca, come direbbe un famoso anarchico foggiano, è tutto sommato sterile. Fare le pulci al gruppo per gli errori di esecuzione tutto sommato non dice molto di quello che è effettivamente successo sul palco. Cercare di descrivere le proprie emozioni e renderne partecipe chi legge forse è una chiave di lettura sensata, almeno per chi, come me, considera la musica soprattutto dal punto di vista emotivo. Non sarà maturo, non sarà obbiettivo, ma credo che ridurre la musica ad un algoritmo valutativo sia triste, oltre che ridicolo.

Mi viene sempre in mente Lester Bangs ed il suo amore incondizionato per “Metal music machine” un disco di Lou Reed che in molti non si sono mai spiegati, le schiere di sostenitori di “Earth 2” (con il quale i nostri sono strettamente imparentati) e così via. La musica è soprattutto soggettività, anche se diventa difficile non dire che certe proposte musicali attuali facciano oggettivamente ribrezzo. Per fortuna non sono qui per parlare di questo e, in generale, non vorrei parlarne mai.

Sono qui per parlare del concerto dei Sunn 0))) di domenica scorsa al live club di Trezzo sull’ Adda. Sono qui per dire che sono state due ore circa speciali, intense e dannatamente pesanti, musicalmente parlando. Ho assistito ormai in diverse occasioni alle esibizioni del duo (per la verità domenica sera erano in cinque sul palco) O’Malley/Anderson e questa è stata quasi una prova di resistenza. Si arriva al termine ed è quasi come svegliarsi da un sogno, in alcuni momenti opprimente, in altri liberatorio: una sorta di suggestione onirica, una trance indotta per via auditiva che trascende la dimensione strettamente reale. In altre occasioni hanno saputo essere, per quanto possibile, più leggeri allentando la tensione con gli interventi vocali Di Attila Csihar, con inserimenti di altri strumenti, allentando maggiormente la presa.

Il concerto di domenica è stato un megalite sonoro punteggiato da flebili inserti di tastiera e interrotto solo da un suggestivo intermezzo di trobone, durante il quale hanno fatto irruzione dei molestissimi fotografi che oggettivamente hanno rovinato abbastanza l’ atmosfera del momento. Per il resto è stato puro drone, senza troppi compromessi immerso nella solita, impenetrabile, coltre di fumo al ghiaccio secco. È mia ferma convinzione che non seguano nemmeno uno schema preciso, salgono sul palco con una vaga scaletta ma alla fine quello che suonano è totalmente improvvisato e sai che per due ore sarai meravogliosamente ottenebrato da quell’invasione greve ai condotti uditivi. Questa volta è stato anche introdotto un basso, del quale è francamente difficile valutare l’effettivo apporto, forse non ha nemmeno senso farlo. Non c’è molto altro da aggiungere. Occorreva semplicemente essere presenti.

Personalmente mi sono accorto di preferire nettamente la versione strumentale: con tutto l’affetto che provo per Attila Csihar, per me è meglio senza di lui: distoglie l’attenzione da quella che è la vera essenza dell’ evento: l’adorazione massima del dio-valvola. La prossima liturgia avrà luogo in un tempo ancora indefinito, nel frattempo ho ancora nelle orecchie le loro bordate e negli occhi, oltre alle loro ombre ed al fumo, anche il Sig. Anderson che passa la sua immancabile bottiglia di vino alla prima fila.

Ps: Non mi sono dimenticato dei The Secret in apertura, ottima eccellenza italiana che finisce sempre piuttosto in disparte sulla stampa specializzata. Purtroppo i suoni pessimi hanno penalizzato molto la loro esibizione. È un peccato avere nei patrii confini delle eccellenze e togliere loro valore in questo modo. Il fatto che nel nostro paese sia la norma, non solo a livello musicale, non rappresenta affatto una scusante.

 

Alla corte del dio sudista!

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The Secret

Probabilmente solo i più appassionati di musica pesante (pesantissima) sanno che esiste un gruppo italiano in grado di fare cose egregie al punto di essere giunti al loro secondo lavoro licenziato dalla gloriosa Southern Lord (etichetta di Greg Anderson e Stephen O’Malley, i Sunn 0))) ) e di fare da apripista ai Converge  durante il loro prossimo tour europeo, il prossimo dicembre. Il gruppo si chiama The Secret e proviene da Trieste, il disco, prodotto ancora una volta da Kurt Ballou ai suoi Godcity studios, si intitola provocatoriamente “Agnus Dei” ed è ascoltabile in streaming qui. Se avete il coraggio.

Dico così perché la loro proposta è un ibrido bastardo di Black Metal, Hardcore, Crust e Grindcore. Senza pietà, compromessi e respiro i The Secret non lasciano tempo per rifiatare, sembrano la perfetta incarnazione di oscurità e rabbia. I loro testi e la loro immagine presentano una forte componente blasfema… la cosa mi lascia tutto sommato indifferente: lo trovo un argomento sopravvalutato e futile, se non fosse che la proposta ha effettivamente più di un’attrattiva alle mie orecchie. Risulta essere infatti sufficientemente personale e decisamente devastante: i quattro possiedono sicuramente una coesione fuori dal comune come pure fuori dal comune è riuscire a coniugare generi con pochi punti in comune che non siano necessariamente l’aggressione. Giunti al quarto album, che segue l’esordio su Southern Lord, l’eccellente “Solve Et Coagula”, confermano tutte le loro qualità con questo nuovo, giungendo ad una formula che, se possibile, appare ancora più organica e omogenea.

Sfortunatamente l’averli visti al MiOdi del 2011 ha potuto solo parzialmente confermare le loro doti dal vivo, essendosi esibiti nella saletta interna del Magnolia Club di Milano, vengono penalizzati da una resa dei suoni assolutamente scadente (il batterista era furibondo), il che non impedisce un furioso slam-dancing con sporadici episodi di crowd-surfing e nemmeno al sottoscritto di scattare qualche foto pessima!

The Secret, MiOdi 2011
The Secret MiOdi 2011
The Secret MiOdi 2011

Notare i lumini sul pavimento!