The smell of napalm in the morning

Surfing the radio waves.

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Tempo fa detestavo la radio. Poi ho scoperto ci sono radio e radio. E che quelle che detesto io sono le radio commerciali. Quelle che si fanno fare le scalette dalle case discografiche. Quelle capaci di mettere lo stesso pezzo fino allo sfinimento, fino a farti il cervello in poltiglia al punto di volere quel brano, nonostante tu l’abbia sentito anche 5 volte in un giorno. A queste radio voglio dichiarare apertamente il mio disprezzo, il fatto che non sopporto di sentire un brano in continuazione. Che mi annoiano a morte e che sono pericoloso quando mi annoio. E soprattutto che sono immune ai loro meccanismi, nonostante il fatto che a volte mi tocchi ascoltare le loro tristi litanie anche per otto ore al giorno. Mi fanno una gran pena come i loro ascoltatori convinti.

E poi ci sono le radio fatte come si deve, anche se non trasmettono la musica che piace a me. Sarebbe ingiusto sparare a zero. Ma, a volte, hanno il potere di farmi uscire dalla grazia di dio anche loro. Oggi a mezzogiorno c’era Michele Serra (personaggio stimatissimo fin dai tempi di “Cuore”) che presentava il suo nuovo libro, che non ho letto e del quale quindi non parlo. Peccato che poi parta un brano dei Baustelle intitolato “Charlie fa surf”. Un brano che mi fa arrabbiare da morire.

D’estate i cinema a Roma sono tutti chiusi, oppure danno film come “sesso amore e pastorizia” o horror come “Henry” oppure dei film italiani… della musica italiana. Che generalizzano. In modo squallido.

Intanto il tono del cantante mi fa ribrezzo. Totalmente senza nerbo. Se il protagonista della canzone esagera con l’mdma, lui mi sa che saccheggia il frigo in cerca di Valium. E poi mi viene in mente che non ne posso più di certe generalizzazioni facili. Non ne posso più dell’idea dell’italiano medio da film di Alberto Sordi. Mi da fastidio come ne escono i quindicenni. Mi da fastidio che c’entri anche Cattelan. Fa molto chic, ma che palle. Sta solo a te non farti inchiodare le mani ad un banco da due lapis. Sta solo a te ribellarti alla coprofagia culturale della quale la scuola si macchia molto spesso (ma non sempre). E sì, sto citando Pasolini e Salò.

Per la verità sta anche a te non mandare due cosiddetti comici che non fanno ridere a ritirare un premio.

Io a quindici ero giovane ed incazzato col mondo. Non sapevo cosa fossero le droghe sintetiche e sognavo di rompere tutte le consuetudini e le regole sociali non scritte. Ascoltavo Hardcore Punk e leggevo “Il Maestro e Margherita”, anche se con fatica. A quindici anni mettevo mimetica, anfibi e kefiah, non sospettando nulla dell’11 settembre. A quindici anni cercavo di essere lucido e ribelle e non sapevo cosa fosse una drum machine (mi fa tristezza anche adesso). A quindici anni non scendevo a compromessi ed ero duro e puro, pensavo che la rivoluzione si facesse restando fedeli a noi stessi e non essendo “contro” ad ogni costo.

Rimasi in classe da solo mentre gli altri andavano per le strade a strillare per non mancare di rispetto ai miei, andando senza autorizzazione: in fondo era solo un modo per bucare le lezioni. Parlai coi professori, che per una volta, si sforzarono di dialogare. Uno di loro era un mio idolo. Non ero nulla che si possa trovare tra le righe di una canzone snob, da finti alternativi squallidi. Sicuramente non avrei mai mischiato il metal con l’ r’n’b. E continua a piacermi l’odore del napalm al mattino, se significa vincere su certi personaggi.

I love the smell of napalm in the morning

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Quando ancora c’era splinder e questo blog era alla sua prima incarnazione sussistevano una serie di posts intolati “Il sabato sera dell’ alternativo”, suddetti posts narravano di un personaggio che da una vita, da quando aveva 18 anni per la verità, esce al venerdì/sabato sera annoiandosi mortalmemente fino ad accarezzare la conclusione che, alla fine, uscire non serve a niente.

Veramente è inutile. Sarò io che sono particolarmente sfigato eppure  in anni di uscite senza una meta precisa nel fine settimana se raggiungo quota 5% nel totale delle volte che si è abbandonata casa senza annoiarsi è già un risultato di tutto rispetto. Non per fare il superiore (o forse sì, dopotutto…) ma non mi spiego come la gente non si annoi, o forse sono solo io a sorbirmi sparate sui temi più vuoti e banali del secolo? A tediarmi a morte coi luoghi comuni e la musica pessima, a respirarmi le sigarette degli altri, a non incontrare persone che suscitino un minimo di interesse… mi sono anche stancato di risolverla col tasso alcoolico, tra l’altro non proprio un amico per la patente e per il fegato… per dirla con parole d’altri:

Quindi, sostanzialmente, il risultato è che se si restasse a casa, si risparmierebbero soldi risorse e fiato per qualcosa di più produttivo. Tipo, dopo essersi annoiato a morte al solito ritrovo, mollare tutto e tutti ed asserragliarsi nella propria magione e guardare fino a notte fonda “Apocalypse Now Redux” in lingua originale e pensare a che sapore possa avere una giornata uggiosa… di napalm,  sulla mia città. Sicuramente profumerebbe di vittoria!