Tool

Il futuro della musica II

Postato il Aggiornato il

chelsea
Deranged for rock’n’roll

Se mi avessero chiesto una quindicina di anni fa quali gruppi avessero in mano il futuro della musica, avrei risposto senza esitazioni: Neurosis, Tool e Converge. Mi fa piacere che oggi quei gruppi siano ancora in relativa buona salute. Solo che, nel frattempo, Tool e Neurosis sono diventati gruppi dalle tempistiche mastodontiche, un po’ per narcisismo e un po’ per necessità e non si intravvedono in esse i margini di evoluzione del suono che sembravano esserci un tempo. Circa i Converge, godono di buona salute devo dire, “The dusk in us” è un disco che tiene altissimo lo standard qualitativo dei loro lavori. Con qualche momento di stanchezza relativa nella loro discografia (chi ha detto “No heroes”?) e qualche distrazione di troppo di Kurt Ballou, impegnatissimo sul fronte produzione, sono forse quelli che hanno retto meglio il passare degli anni.

Ma oggi, sinceramente, cosa tiene viva la musica? Si fa prima a dire cosa la ammazza: i maledetti talent show, la maledetta mania del tutto e subito di porcherie come spotify, i concerti faraonici dal prezzo impopolare ed ingiusto: cose come queste. Io mi sento braccato da queste cose, ma non mi hanno ancora preso. E resisterò fino alla morte.

Poi in un mese escono tre dischi come l’ultimo dei Tool, “Free” di Iggy Pop e “Birth of violence” di Chelsea Wolfe. Non può che essere un segno che non sono solo nella mia battaglia. Sul primo posso accettare obiezioni, e qualcuna è venuta in mente anche a me, sugli altri due no.

Lo sapevo che ascoltare un brano in anteprima su you tube sarebbe stata una mossa sbagliata, infatti con le altre anteprime ho resistito. Ma era talmente tale tanta l’attesa di lasciare entrare nelle orecchie qualcosa di nuovo firmato da CW che per liberarmi della tentazione ho dovuto cedere. Ero già consapevole dell’errore: “The mother road” non mi fece una bella impressione, invece ascoltata su disco mi ha ammaliato, per un attimo ho quasi pensato che Siouxsie si fosse appropriata del microfono, e da lì in poi è stata solo adorazione per questa fantastica artista californiana che ben difficilmente si fa cogliere in fallo con lavori che siano anche solo meno che coinvolgenti.

Un disco intimo ed intimistico. L’ho ascoltato per la prima volta nell’isolazione di un abitacolo, col sole che giocava a fare l’ effetto serra per farlo sbocciare meglio. In autostrada e stanco dopo una giornata di lavoro. Mi ha tenuto sveglio ed attento pur cullandomi. Perché, in questo lavoro, è questo che fa Chelsea: da una parte ti avvolge e ti riscalda con poche note acustiche e con la sua voce meravigliosa e, quando hai abbassato la guardia, inietta il ghiaccio nelle tue vene, l’inquetudine nell’anima, il buio nei pensieri.

Nonostante questo, ti fa sentire maledettamente vivo: allontana la solitudine con un soffio di grazia inaudita. Senza nascondere la realtà, getta un ponte in direzione dell’ascoltatore, offre una possibilità di salvezza nella condivisione. Almeno questa è la sensazione che ne ho ricavato fin’ora perchè mancano ancora svariati ascolti per cogliere quest’ opera in modo maggiormente compiuto. Mi manca di addentrarmi meglio nei testi, di scorgere i dettagli sonori sfuggiti e mi manca di far germogliare le canzoni con attenzione amorevole negli organi sensoriali.

Comunque appare assolutamente chiaro che chi riesce ad evocare tale sensazioni, chi riesce a dipingere scenari musicali di una tale intensità ha in mano il futuro della musica. E non si può fare a meno di volerle bene.

Sette volte sette

Postato il Aggiornato il

ep
Una bella immagine di un eptagramma: fa tanto esoteria e simbolo del tutto

Le domande più frequenti sul nuovo disco dei Tool.

  1. Ma davvero costa 100/90/80€? Sì, si tratta di una versione particolare con tanto di schermo, altoparlanti, presa USB etc.
  2. Non esiste una versione normale? Al momento solo download… se abbia senso spendere tutti quei soldi non lo so, dal momento che l’ho scaricato su amazon music e non so cosa offra l’edizione limitata. In quella in download ci sono dei brani in più ma sono strumentali-interludi come poteva essere “ions(-)” per dirne una.
  3. Com’è? La domanda del secolo. E’ un buon disco ci sono delle bellissime composizioni, se ci si aspetta chissà quali evoluzioni, forse si rimane delusi. La qualità è comunque alta e i testi, per quello che si intuisce, meritano.
  4. Valeva la pena aspettare tutto questo tempo? No. Nel senso che se uno pensa che dal 2006 siano stati lì a cercare chissà quali soluzioni si sbaglia. Hanno palesemente fatto altro (si vedano anche tutti i progetti collaterali, il vino, gli effetti speciali e le cause in tribunale). Le soluzioni nuove ci sono: il cantato ha un approccio decisamente diverso dal passato, ed emerge una complessità nelle strutture decisamente interessante, ma non ci sono voluti 13 anni solo per questo.
  5. Hanno ancora qualcosa da dimostrare? No. Anche qui, ormai sono uno di quei gruppi che ha già ampliamente dimostrato il suo valore in passato. Adesso incidono quello che vogliono quando vogliono e non si fanno più nessun problema, secondo me. Se li odiate per il loro elitarismo, per quanto sono lenti a far uscire i loro dischi, per il modo scostante di fare che hanno con i loro fan è un problema vostro. Io questo “Fear Inoculum” me lo tengo stretto e spero di essere ancora vivo per il prossimo.
  6. Ma non sono dei meri derivati dei King Crimson sotto spoglie moderne? Basta, cheppalle. Può darsi che sia anche vero ma questa considerazione mi annoia oltremisura, io li ascolto anche i King Crimson e gli tributo il dovuto rispetto ed è innegabile che magari i filosofi greci abbiano detto certe cose prima di Nietzsche, però io mi trovo meglio e mi rispecchio nella versione moderna, se volete farmene una colpa accomodatevi pure. Ma basta continuare a rilevarlo.
  7. Danny Carey è extraterrestre? Sì. E gioca coi numeri su un altro pianeta.

I had a lot of nothing to say

Postato il

In questi giorni rabbiuiati dalla scarsa ispirazione a scrivere, mi sono spesso trovato a riflettere sul futuro di questo blog, mi domando se il fatto di mantenerlo in vita nonostante la evidente pochezza di contenuti palesata nell’ultimo periodo, Mi domando che senso abbia. Ho ripreso a scrivere quasi per sfogo, ora non mi riesce più nemmeno quello, almeno non in pubblico. Ho continuato a scrivere per esprimermi e  adesso sono quasi totalmente assorbito da un nuovo lavoro e da nuove situazioni: passo tanto, tantissimo tempo davanti ad uno schermo durante il giorno che alla sera l’idea di rimettermici mi inquieta ancora di più.

Quindi ha senso questo spazio? La risposta è sì. E basta. Non so bene come riuscirò a gestirlo in futuro, ma è giusto che ci sia, anche solo perché mi piace l’idea. Perché c’è un film di Jarmusch che non riesco a vedere, perché ci sono ancora tanti dischi che non ho ascoltato, libri che non ho letto, posti nei quali non sono stato. Mi sembrano motivi sufficienti e, in fin dei conti, basta che paiano sufficienti a me.

Da qualche parte l’ispirazione arriverà, da un fotogramma, da un paesaggio, da un volto. Del resto di fare la fine del classico ingabbiato non ho voglia. In tutta la mia vita non ho mai avuto a che fare con i mutui, gli obblighi, le teste basse. Sto facendo nuove esperienze e, in molti casi, queste esperienze mi stanno mettendo in discussione. Nonostante questo credo che avrò sempre presente chi sono. Se i tool sono riusciti ad avere successo con uno dei testi più duri che io abbia mai letto, io posso ben trovare il mio angolo…

 

Il mio mestiere è ispirare la gente!

Postato il Aggiornato il

Prolificano come funghi i premi fra i blogger e questa volta devo ringraziare ancora la mia collega Vera Marte per avermi nominato. In fondo l’ho sempre saputo di essere un grande ispiratore di masse, uno che fa pendere la gente dalle sue labbra, uno che fa sbavare gli intellettuali per le sue idee illuminanti ed innovative. Insomma uno scrittore brillante, un fustigatore dei costumi e un precursore dei tempi, un vero scopritore di anime e pensieri! Ops ho lasciato scrivere il mio ego per un attimo, come abbia fatto a disseppellirsi dalla sua profonda catacomba lo sa solo Iddio, sul quale per altro nutro seri dubbi (risate).

Comunque recentemente WP mi ha gentilmente fatto notare che tra questa incarnazione e quella precedente sono in quadrupla cifra con questo post.  Festeggiare sarebbe una barzelletta, ma se qualcuno ha potuto trarre una qualche ispirazione dalle mie castronerie posso dire di essere contento, nonostante io scriva principalmente per esigenza personale, quindi senza pubblicizzarmi o cercare alcun tipo di consenso.

Detto questo il premio è:

Warning! This is a very inspiring blog!
Warning! This is a very inspiring blog!

E queste sono le sue regole:

  1. Copia e inserisci il premio in un post.
  2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog.
  3. Racconta 7 cose di te.
  4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca.

Quindi:

1. Certo 😉

2. Ovviamente si ringrazia Vera Marte, decisamente gentile.

3. Questa è la parte che preferisco, tralasciando le cose scritte nel profilo gravatar, ecco qui:

1. L’autodisciplina è la migliore forma di governo. Comunque l’uomo può auto-convincersi di qualsiasi cosa.

2. Credo che i seguenti cantanti/gruppi siano sopravvalutati, pur riconoscendone i meriti: REM, Lucio Battisti, Smashing Pumpkins e un  minimo anche Bruce Springsteen, David Bowie (il periodo anni ’80 non si può sentire) e i Sonic Youth. Parlando di musica il metal è casa mia, ma fuori dalla porta c’è un mondo da scoprire.

3. Tra le varie verdure da fare in insalata difficilmente qualcosa sarà mai in grado di battere il cavolo.

4. La mia reale patria è la Svezia. Attendo che mi diano la cittadinanza onoraria dal 2007 circa. I miei viaggi ideali comprendono: San Pietroburgo, Islanda, Scozia ed una traversata Oslo-Capo nord a bordo di una bella BMW (motociletta, naturalmente). A conclusione del mio giro in Scandinavia (Islanda esclusa, purtroppo) un Mjolnir ha seriamente rischiato di essere tatuato su di me… e rischia ancora.

5. Il mio Whiskey preferito è l’ Oban (almeno fin quando non vado in Scozia), la Guinness per le birre (e sono già stato in Irlanda), il Pinot Nero altoatesino per il vino, pompelmo per i succhi di frutta e il chinotto per le bevande gassate benché (o proprio perché) sia inabbinabile coi cibi. Non sopporto il caffè americano e nemmeno cose che in Italia, fortunatamente, non hanno mai sfondato come la Cherry Coke o la Dr. Pepper’s.

6. Abbinamenti: patatine e ketchup, whiskey, caffè e panna (si lo so, è un Irish coffee), vodka e succo di pompelmo, pizza e birra, vino e risotto, torta (qualsiasi torta) e moscato.

7. La canzone al mio funerale sarà tassativamente “You can’t kill rock’n’roll” di Ozzy Osbourne e Randy Rhoads (sempre nel mio cuore).

The Versatile Blog Award!
The Versatile Blog Award!
Liebster Blog Award!
Liebster Blog Award!

Con colpevolissimo ritardo (ma come si diceva i premi ormai nascono come i funghi e io sono piuttosto sbadato ahimè) devo anche ringraziare Beta Endorphin che, citandomi per il Liebster Blog Award e il versatile Blog Award mi permette di dirvi ancora quattro cose di me e di rispondere alle sue domande. Dunque…

8. Rivivrei volentieri il periodo universitario diciamo dai 20 ai 24 anni.

9. Detesto aspettare. “La cosa più dura è aspettare. Quando aspetti qualcosa che non dipende da te, ogni attimo che passa è una tortura”. Detesto sapere di dover affrontare qualcosa senza poter avere chiaro in mente di cosa si tratta o un quadro esauriente della situazione.

10. L’unica parte del mio corpo della quale sono veramente fiero sono i miei occhi.

11. L’esistenza di dio è irrilevante. Lo scopo della vita è, probabilmente, conoscere meglio se stessi e difficilmente lo si riesce a fare seguendo dei precetti che ti impongono gli altri. Inoltre ci sono segnali troppo ambigui… probabilmente il concetto stesso di dio avrà senso fin quando non ci saremo spiegati tutto. (sghignazzate)

Risposte alle domande di Beta Endorphin:

1. La rubo anche io: 5 aggettivi per descriverti? Aahahah ammesso che siano aggettivi: imponente, inquietante, indisponente, intransigente, irriverente.
2. Quali sono i tuoi gusti preferiti di gelato? ho una netta propensione per il cioccolato, la nocciola e il torroncino.
3. Perché hai deciso di scrivere su un blog? Per un’insopprimibile necessità espressiva ed anche per vedere se trovavo qualche anima affine.
4. Quale animale vorresti essere? Il mio corrispettivo animale è l’Orso. Adoro tutti gli animali soprattutto i felini (sono stato adottato da una gatta nera di nome Nora) e i rapaci.
5. Quali sono le tre cose che porteresti con te su un’isola deserta? Crema solare a protezione 50 (il sole mi fa un pessimo effetto), desalinificatore per l’acqua ed un lettore mp3 con scorta di batterie e Black Sabbath, Kyuss, Neurosis, Tool e compagnia.
6. Qual è il tuo libro preferito? I più citati sono “Il Maestro e Margherita” di M. Bulgakov e “L’ Uomo che Ride” di V. Hugo, ma sono troppi.
7. Pizza o cioccolato (=P)? Una scelta impossibile, dipende da come mi sveglio la mattina!
8. La città/paese che hai/non hai visitato e che più ami. La Scandinavia in genere. Le mie città preferite sono, finora, Stoccolma, Praga e Londra con una citazione per Berlino.
9. La cosa più folle che hai fatto nella tua vita. Farmi trascinare a suonare in pubblico ed accorgermi che il mio compare sta improvvisando tutto!
10. L’ultima canzone che hai ascoltato (radio/lettore mp3/tubo/ecc) Uhm, ce ne saranno altre perché stamattina ascoltavo la radio ma non mi ricordo, quindi dico “Il cielo in una stanza” nell’ interpretazione di Mike Patton.
11. Il colore della maglia che stai indossando adesso. Verde inabbinabile.

4. A questo punto dovrei citare altri blog… terrore! A parte Vera ed Endorphin, l’unico che mi viene in mente è quello di Scribacchina, dopotutto non sono un animale sociale! Comunque tutti quelli che seguo… e che sono specificati a lato!

Vi lascio con il video della canzone di Mike Patton e Gino Paoli 😀

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0k60OiMq5KA]

2013 a.d.

Postato il

Qualche novità interessante per il prossimo anno:

-Alice In Chains: Se vi è piaciuta la ribollita (o la minestra riscaldata?) del nuovo corso, palesatasi nel 2008, adesso potete stare tranquilli, perché verrà dato un seguito al prodotto in questione. Con tutto lo scetticismo del caso, la canzone non sembra neppure male:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=1tmbv9ePGQo]

-Kvelertak: Personalmente fra i gruppi più interessanti della passata decade, ci hanno messo un attimo ma adesso pare che il nuovo lavoro sia in dirittura di arrivo (si parla del marzo prossimo) ecco un esempio dal vivo:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=RjUNWyJqGkU]

-Dulcis in fundo pare anche che sia la volta buona per il nuovo lavoro dei fondamentali tool, ovviamente nessuno ne sa niente, però così parrebbe. Incrociamo tutto l’incrociabile.

Tool
Tool

I know the pieces fit

Postato il Aggiornato il

I know the pieces fit
‘Cause I watched them fall away
Mildewed and smouldering
Fundamental differing
Pure intention juxtaposed
Will set two lovers’ souls in motion
Disintegrating as it goes
Testing our communication
The light that fueled our fire then
Has a burned a hole between us so
We cannot see to reach an end
Crippling our communication

I know the pieces fit
‘Cause I watched them tumble down
No fault, none to blame
It doesn’t mean I don’t desire to
Point the finger, blame the other
Watch the temple topple over
To bring the pieces back together
Rediscover communication

The poetry
That comes from the squaring off between
And the circling is worth it
Finding beauty in the dissonance

There was a time that the pieces fit
But I watched them fall away
Mildewed and smouldering
Strangled by our coveting
I’ve done the math enough to know
The dangers of our second guessing
Doomed to crumble unless we grow
And strengthen our communication

Cold silence has
A tendency to
Atrophy any
Sense of compassion
Between supposed brothers
Between supposed lovers

I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit
I know the pieces fit