Travis Bickle

Nell’ordine…

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Mentre avanzo piano, la tangenziale ha quasi dei contorni familiari.

Come se l’incrocio avesse un semaforo le cui luci d’un tratto sbiadiscono verso un lampo colorato su sfondo nero. Un nervoso sguardo al retrovisore. L’autoradio manda in onda la notte: scura, densa ed impenetrabile. Eppure elettrica. Un uomo che parla a se stesso in uno specchio. Ed il profumo di una donna che avvampa dal sedile posteriore. Parecchie lunghe ore senza dormire. Un alka selzer che si scioglie in un bicchiere. Il mago che non sa spiegare le cose. Una ragazzina adulta.Un adulto che la sfrutta. Un’auto gialla. Idranti. Gentaglia che ti getta immondizia sul parabrezza. Un pugno serrato che si muove lento sulla fiammella azzurra del gas. Alienazione e pornografia. Elezioni. E strade sudice che qualcuno dovrebbe ripulire. Armi. Fotogrammi rossi. Chiazze indecifrabili. Impazzisco e mi credono un eroe. Nessuno parla con me.

Ascoltare Mingus mi ha fatto tornare in mente Travis Bickle.

Gimme a break!

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Travis Bickle in un momento di stress profondo da musica ascoltata ossessivamente
Travis Bickle in un momento di stress profondo da musica ascoltata ossessivamente.

Questo è un post che parla delle ossessioni sonore, sapete quel simpatico meccanismo nella testa delle persone e che fa in modo che certi motivetti (gli inglesi li chiamano “earworms”) si instaurino in qualche recondito spazio del cervello e non ti lasci più in pace: a volte piacevolmente, altre volte meno. Anzi, aggiustando il tiro, questo post parla del fenomeno che fa si che le persone ascoltino ossessivamente un brano per ore, giorni mesi anni, quella di prima può essere una conseguenza di un siffatto comportamento. Personalmente lo rifuggo come la peste. Anche dei miei artisti preferiti non riesco ad ascoltare ossessivamente più nulla, non riesco ad ascoltare due volte di fila lo stesso album, figuriamoci la stessa canzone.

E’ una cosa piuttosto comune farlo ma a me da un fastidio incredibile. Quando un disco finisce devo cambiarlo, devo. Iniziò con la paura che certe canzoni mi venissero a noia a forza di ascoltarle ma, gradualmente, si è trasformata in una sorta di ossessione al contrario. Le ultime “fisse” in tal senso sono stati i primi lavori del Litfiba (fino a “Pirata”) alle superiori ed i primi sei dischi dei Black Sabbath all’università, perché, ebbene sì, li ho conosciuti dopo. Ma dopo di questo basta. Non ne ho più voluto sapere e dev’essere per questo che la mia collezione di dischi si è ampliata a dismisura. Comunque, come tutti, anche io ho i miei periodi “di ascolto ripetuto” ma sono molto più dilatati di quelli degli altri, nel senso che per riascoltare il disco in questione è necessario che passi almeno un giorno… almeno.

Lascio immaginare quanto soffro con i tormentoni musicali ed in particolare con, chessò, “What’s up” delle 4NonBlondes, con “Roadhouse Blues”, “Smells like teen spirits”, “Knocking On Heaven’s Door”, “Losing My Religion”, “No Woman No Cry” o con “Somewhere Over The Rainbow” rifatta da tutto il mondo e fresca fresca colonna sonora di una qualche compagnia telefonica. Come dicono oltre manica: “Gimme a break!!!!”