Tremarella

A.D. 2019

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Credo che un titolo come “Lo spirito continua” sia fra i più azzeccati di sempre. Probabilmente avrei dovuto intitolare questo post esattamente così, ma non me la sento. Non me la sento di mettermi sullo stesso piano di chi ha indelebilmente segnato la mia storia fin da quel primo concerto del lontanissimo 1989 (ben 30 anni fa), non mi sento di sfruttare un loro titolo così denso di significati per intitolare un misero post su un blog che resuscita ormai molto poco durante il tempo.

Ciò nonostante io sono qui, è il 2019  e lo spirito continua, sempre. Lo spirito continua: non posso dare un significato univoco a queste tre parole ma significano tanto. Testimonano la volontà di portare avanti tutto, ma soprattutto noi stessi. In faccia ai cambiamenti interni ed esterni la nostra persona, contro le avversità che ci si parano da vanti e le amarezze che ne derivano, spingere sull’acceleratore, buttare il cuore oltre l’ostacolo. Restare vivi, per tanto disporre comunque di possibilità. Poter fare qualcosa.

Riprendendo le osservazioni su Milano e sulla vita inscatolata del post precedente: c’era una volta Biella, c’era una volta una piccola cittadina che aveva il suo locale nel quale c’erano concerti da fare invidia alle grandi città. E’ stato la nostra salvezza. Oltre ai nomi altisonanti dei grandi gruppi stranieri che ci sono passati (e la lista sarebbe davvero infinita) c’erano quei gruppi più o meno locali che al Babylonia erano di casa e fecero scuola nella scena indipendente del periodo: Africa Unite, Blue Beaters, Fratelli di Soledad, Modena city ramblers, Amici di Roland e Persiana Jones.

Concerti a parte, si stringevano amicizie, si facevano girare idee e musica e lo si faceva materialmente non sui social o via e-mail. Giravano cassette e numeri di telefono fissi. La promozione funzionava sul passaparola. Poi i concerti in provincia sono un’altra cosa. Tutti se la tirano meno, almeno quelli che accettano di suonarci, e l’atmosfera è quella di una grande festa anche se suonano gruppi che hanno attraversato l’oceano (vedi il live degli Unsane a Caramagna piemonte di quest’estate), anche se poi a fine concerto i gruppi dovranno smontarsi il palco da soli, caricare gli strumenti, tornare a casa consapevoli di avere una settimana di lavoro davanti il lunedì dopo.

Tutto questo ha fatto sì che trent’anni dopo la loro formazione i Persiana Jones suonassero in un salone polivalente di un piccolo paese in provincia di Biella (Mongrando) grazie alla loro decennale amicizia con il sindaco locale Tony Filoni, alias Tony panini buoni, leggendario ristoratore nomade delle notti biellesi.

Inutile dire non c’erano tutti i vecchi frequentatori del locale. Ma molti sì ed io tra essi e con noi il vecchio sprito. Nonostante il genere proposto non fosse il mio, nonostante la mancanza di capelli e le articolazioni consunte, nonstante il posto non sia più quello di un tempo, c’eravamo ancora e tra di noi anche Madaski. E non era solo nostalgia.