Vanessa Van Basten

Vanessa Van Basten: “La Stanza Di Swedenborg”

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“Mi chiami pure se ha bisogno o se ha paura.
ah, cara ragazza io non ho paura, ho già assistito dei moribondi
la mandibola scende un pochino e poi è finita
il più delle volte non succede nient’altro.
tutti gli spiriti si trovano in una zona intermedia che noi chiamiamo La Stanza di Swedenborg
ma lei non ci resterà a lungo, lei passerà dall’altra parte verso la luce.
ma deve cercare di restare là almeno qualche minuto,
qualcuno la chiamerà da dentro la luce e
forse si sentirà afferrare,
ma lei si sforzi di resistere e non muoversi da là
e ora mi risponda,
un colpo è no
due non lo so
e tre colpi vogliono dire sì
la trascinano verso la luce,
è bello stare lì.
si lasci andare, ma non completamente,
non completamente, deve restare nello stato intermedio
non vada in direzione della luce, non lasci La Stanza Di Swedenborg.”

“La Stanza Di Swdenborg” è un CD nato dalla collaborazione di tre etichette italiane (Eibon, Radiotarab, Noisecult e Coldcurrent) nel 2006, gli autori sono i genovesi Vanessa Van Basten. Il titolo proviene dritto dritto dallo sceneggiato danese “The Kingdom”, bellissima ed inquietante creazione di Lars Von Trier, da noi uscito in versione criminalmente mutilata come se fosse un monolitico film di circa quattro ore (da qualche tempo però è disponibile in versione completa in DVD, come pure il suo seguito “The Kingdom II” che però deve essere visto con i sottotitoli poiché non è mai stato doppiato). Dopo averli citati, mi sembrava giusto concedere loro lo spazio che meritano, anche perchè ho avuto occasione di avere contatti con Morgan Bellini ed apprezzarne l’attitudine. Della musica non parlo, per me, stavolta, è davvero pura emozione, impregnata di immagini in movimento, ombre elettriche, cinema. A questo lavoro sono seguiti altri due altrettanto significativi (oltre al bellissimo EP d’esordio autoprodotto)… ora sono silenti dal 2010, speriamo che rompano presto il silenzio…

Vanessa Van Basten

Questo post è per Scribacchina, grazie di tutto! Temo che con me le tinte fosche siano inevitabili, ma, secondo me, questo pugno fa un po’ meno male 🙂

Blut Aus Nord: “777-Cosmosophy”

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Blut aus Nord, Vindsval

Premessa: I prossimi posts si muoveranno in un ambito decisamente estremo, visto che dopo il nuovo lavoro di Blut Aus Nord, ho intenzione di parlare di Converge e Serpentine Path. Nell’ordine: Post black metal avanguardistico e di stampo pseudo industriale, post Hardcore senza compromessi e Doom metal marcio e sulfureo… roba per palati robusti, insomma.

Post black metal avanguardistico e di stampo pseudo industriale… sì sì non temete, so essermi reso ridicolo, con questa definizione! del resto sfido chiunque a caratterizzare con le parole la proposta del mastermind francese Vindsval, da sempre a capo (se non l’unico membro, all’inizio) dell’inclassificabile ensable francese…

La Francia non è mai stata particolarmente conosciuta per la sua inclinazione metallica, eppure ha dato talora vita a progetti interessanti come i Blut Aus Nord o i futuristici Gojira. Partiti come gruppo black metal, i nostri si sono accorti, come altre compagini (Ulver, Virus, Ephel Duath), di quanto il genere sia diventato la parodia di se stesso e si dono mossi verso altri lidi, ampliando anche notevolmente i loro orizzonti. “777- Cosmosophy” è la terza parte (e la più riuscita, secondo me) di una trilogia nella quale il gruppo d’oltralpe sembra aver investito tantissimo. E se nei due capitoli precedenti, l’ispirazione non sempre li aveva supportati a dovere, con questo terzo capitolo si può dire che abbiano centrato il bersaglio.

Di black metal qui è onestamente difficile scorgerne, il disco si muove su coordinate dilatate che contemplano l’influenza di gruppi come Jesu, Swans o, in un angolo, i nostrani Vanessa Van Basten. Sembrano la colonna sonora di un film fatto di immagini algide, spoglie di colori e di calore che si susseguono atone eppure inquietanti, stranianti eppure seducenti. Rumori, percussioni asettiche, voci distanti eppure imponenti, chitarre taglienti e rotonde al tempo stesso. Il disco ideale nel quale perdersi e smarrire la cognizione di se stessi, superato il timore iniziale.