Welcome To My Nightmare

Casca insano sonno

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Il sonno, in quanto dimensione di oblio, mi ha sempre affascinato. Dove siamo quando dormiamo? Lo spirito è libero di vagare mentre il corpo giace? E le visoni che si affollano sotto le palpebre, da dove provengono? Quando qualcosa mi inquieta, la prima cosa che perdo è il sonno: la camera da letto diventa una sorta di oscuro abbraccio in muratura che sei incapace di abbandonare fino a quando il sole filtra dalle fessure, la mattina dopo. A volte lo sguardo vaga attraverso l’ombra più impenetrabile o segue un sottile sentiero di algida luce lunare che percorre la stanza.

Il sonno visto come oblio è una concezione strana: mi sono sempre chiesto che senso abbia per i bambini diventare intrattabili quando sono stanchi, non potrebbero semplicemente dormire? Cosa li fa inquietare, li fa piangere, li fa fare i capricci? Temono di eclissarsi, forse, temono di sottrarsi dalla vista del mondo e dei loro genitori che si affacciano sul lettino? Quale silenzio regna tra le case quando ognuno riposa, dove abitano gli incubi ed albergano gli sguardi che balenano nella mente.

Ultimamente, e sempre più spesso, la nausea accompagna le mie ultime ore vigili, una nuova sensazione per questo stato d’animo. Non aver voglia di dormire, di infilarsi tra le coperte e sottrarsi al mondo. Non è giustificabile per uno che, in questo mondo, ha sempre sostenuto di non essere in grado di trovare un proprio posto, un proprio incastro. Eppure staziono in bagno, mi rigiro su me stesso, tartaglio mille scuse per rimandare il momento come se non volessi porre fine al giorno, come se nulla di concreto si fosse compiuto lungo l’arco percorso dal sole. Una costante insoddisfazione ed inquietudine: una cocente sensazione di disagio per un giorno ammonticchiato approssimativamente tra gli altri.

Una sensazione involontaria ma non casuale. Un sigillo di insoddisfazione da porre in calce alla giornata.

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