White zombie

I, zombie

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Non sono morto, sono un non-morto. Mi rendo conto che adesso non posso ripresentarmi qui senza nulla da dire e con tante belle parole, neanche fossi una pessima imitazione di Troisi che si scusa per il ritardo. Eppure lo faccio perché, come scrissi ormai tantissimo tempo fa ad un’amica che gestiva, tra mille difficoltà, una fanzine, probabilmente esprimersi è quello che rende la vita maggiormente degna di essere vissuta.

E anche se spesso ultimamente mi frena la stanchezza, la scarsità di cose da dire o la pigrizia, questa è una cosa che non penso che cambierà mai, almeno per me. Alla fine cosa è vita e cosa non lo è, cosa è arte e cosa non lo è… le parole sono importanti, ma a volte non bastano, sono troppo limitate e confinano le idee. Mi piacerebbe avere in testa concetti talmente alti da non poter essere espressi a parole, spesso però il quotidiano finisce per invadere quegli spazi. Non è facile, davvero, arrivare a fine giornata e riempire un foglio bianco… ultimamente poi è quasi impossibile.

Magari davvero non sono vivo, davvero non so cosa voglia dire, non lo intuisco e non so parlarne.

L’ordine forse è una cosa sterile.

I massimi sistemi sono aria fritta. Forse.

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