Concerti

Del resto m’importa una sega!

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“Tabula rasa etettrificata” è un disco dei C.S.I. ed è uscito vent’anni fa. Rappresenta un piccolo miracolo  essendo arrivato al primo posto nella classifica dei dischi più venduti nell’anno di grazia della musica indipendente 1997.

“T.R.E.” terzo disco da studio dei nostri, nasce da un viaggio spirituale e materiale effettuato in Mongolia dalla premiata coppia Zamboni-Ferretti coronando loro sogno di lunga data di visitare quelle lande desolate. Il titolo si rifarisce infatti a quei paesaggi fatti di steppe scarsamente abitate solo raramente percorse da fili e tralicci elettrici. Al rientro le loro suggestioni sono ben lungi dallo spegnersi e finiscono per travogere anche i restanti membri del gruppo, che sposano idealmente il nomadismo inoculato nei due amici e partono in esplorazione delle loro esperienze, aiutandoli a metterle in musica. La concentrazione di energia che se ne ricava, figlia anche del momento storico estremamente favorevole, è tale che per un attimo, un solo lungo e glorioso attimo, pare che tutte le orecchie di chi ascolta musica indipendente ed alternativa in Italia si rivolgano in direzione dei loro amplificatori fungendo da enorme cassa di risonanza. Tutti assieme. Tutti nel momento stesso in cui il disco esce nei negozi.

Il contesto è quanto mai propizio: La musica alternativa sembra aver definitaivamente sfondato la porta anche nella più provinciale delle nazioni musicalmente “evolute”. I Nirvana fecero il grosso del lavoro, sdoganando sei anni prima certe sonorità, troppo pesanti e scomode per emergere prima di allora. C’è voluto comunque molto tempo ma l’ Italia sembrava, finalmente, essere pronta: siamo sempre stati in ritardo su tutto.

In quel momento infatti il disco svettava sopra tutti, sopra tutto il ciarpame che ha sempre infettato le orecchie del paese. Fissi il giornale, ascolti attonito la radio, sgrani quasi commosso gli occhi davanti alla televisione che annunciano la lieta novella e, alla fine, realizzi che è vero!

E parte il delirio. Chi salta sul carro degli effimeri vincitori (comunque in pochi), chi li sbeffeggia ostentando cultura conforme, chi non se lo spiega e chi fa esplicito sfoggio di ignoranza e presunta superiorità sminuendo l’accaduto.

Tutto intorno la popolarità cresce ancora di più e, nonostante ciò finisca poi per minare percolosamente la stabilità del gruppo,  diventa difficile non esserne beffardamente entusiasti. Forse proprio l’eccessivo riscontro finirà per far decidere al gruppo di ritirarsi (almeno con questa denominazione) diventando di fatto una maledizione, ma non c’è tempo per pensare.

Il disco era in vetrina, con la sua copertina di cartone col libretto incollato. Era l’ultima copia arrivata in provincia. Ne avevano mandate tre e le altre due erano andate, negli altri negozi non ce n’era traccia. Per un caso fortuito ne avevo seguito l’uscita aspettando paziente e mi ero fatto trovare pronto. Eravamo tutti pronti, tutti in linea per dare il nostro contributo e spingere in alto quel gruppo che con “Linea gotica” aveva regalato alla nazione uno dei dischi più intesi da una decade a quella parte. Tutti insieme abbiamo osato alzare la voce all’unisono. Ed è stato un bellissimo suono, impossibile da ignorare.

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I dati di vendita di un disco continuano a non significare nulla per me, ma per coloro che ancora ritengono siano legati alla qualità della proposta fu un duro colpo. Forse fuorono costretti ad ammettere che c’era qualcosa di dannatamente buono in quella musica. La meritocrazia che per la prima volta faceva capolino nel paese. L’eccezione che conferma la regola. L’emarginato che, per una volta, emargina.

Nella mia cittadina il solito locale che all’epoca conteneva concerti medio-piccoli deve abdicare e gli organizzatori, vista la portata dell’evento, sfrattano il basket dal palasport per una serata epocale, ancora viva negli occhi di chi c’era.

Nonostante il ’97 mi avesse messo a dura prova dal punto di vista personale e la mia vita stessa fosse, in quel periodo, una tabula rasa elettrificata dal punto di vista morale e sentimentale, colma di vuoto e piena di violento ed elettrico dolore, ero presente abbastanza per ricordarmi tutto questo vent’anni dopo.

Se i Nirvana, per dirla con il libro su “Planet rock”, fecero l’ultima, grande, rivoluzione in campo rock, i C.S.I. fecero forse l’unico tentativo degno di nota di dare una voce reale e tangibile all’ Italia musicale che fieramente non appartiene alla venerabile tradizione cantautoriale da una parte e nemmeno all’immondizia musicale che dominava (e domina ancora) le classifiche dall’altra. Il bello è che, nonstante poi lo scarsissimo seguito, ci riuscirono in pieno.

Del resto m’importa una sega sai, ma fatta bene che non si sa mai!

 

Un weekend da dro)))ni

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Quanto state per leggere è la cronaca di un’ idea meravigliosa venuta all’altra metà (rispetto a quella che sta scrivendo) del bassistico duo, ovvero seguire due date consecutive del recente tour dei Sunn 0))) in Europa. Ne scrivo con colpevole ritardo, lo so, comunque le due date in questione sono quelle di Fontaneto (labirinto della Masone) e Vevey (Svizzera).

Un totale di circa 1400km in due giorni, inframezzati pure, per l’Oltranzista, da un sabato mattina lavorativo. Converrete che per due veterani come noi non c’è male.

Si parte venerdì nel tardo pomeriggio per la provincia di Parma, finito il lavoro, con tanto di vettovaglie e bevaraggi vari. La destinazione era fantastica (almeno nelle previsioni): un labirinto nel mezzo del nulla! Dopo le prigioni di Torino ovviamente il seguito era assolutamente degno di attenzione e sforzo da parte nostro, quindi: on the road again!

La tangenziale di Milano è un piccolo calvario nell’ora di punta. Traggo la cena-panino da una borsa e la condisco con abbondanti gas di scarico, al mio compare invece toccano le esalazioni da allevamenti di suini che giungono copiose nell’abitacolo all’altezza di Casalpusterlengo e non ci abbandoneranno fino a destinazione.

Quando ci siamo vengo colto da un accesso di ignoranza e grettezza come non mi capitava da anni: quando ci sono di mezzo i signori del drone, tutto il resto che la serata abbia da offrire passa in secondo piano. In un secondo piano infinitamente distante dall’evento principale. Questo comporta: polemica, intolleranza e sarcasmo verso qualunque cosa mi separi da quel muro di Model T.

Questa sera si tratta di: esibizione di pseudo tamburi giapponesi, video installazione precedente l’esibizione e percorso labirintico per raggiungere  il palco. Infatti il labirinto si dimostra essere una struttura finto-storica dal fascino praticamente assente: almeno per il sottoscritto le prigioni risultano essere decisamente più pregne di realismo e fascino, delle due altre esibizioni taccio giacché non mi suscitano il minimo interesse. Comunque alla fine ci arriviamo e mi piazzo direttamente sotto la postazione di Greg Andreson, alla faccia di tutti.

Il concerto inizia con Attila Csihar che emana sciamaniche litanie vocali in posizione soprelevata, da una (fintissima) piramide posta dietro al palco… Il concerto è la solita cosa indescrivibile ma piena di fascino, vibrazioni ed eccessi sonici. Inutile dire che li adoriamo all’istante, loro sembrano più esaltati del solito: l’ebbrezza enologica appare particolarmente presente questa sera (anche se è una loro costante) soprattutto per Stephen O’Malley, che ad un certo punto si esalta, sposta le macchine per il fumo ed esorta il pubblico alla partecipazione. Mr. Anderson stappa una bottiglia con la bocca sputando il tappo che, a forza di vibrazioni, arriva fino a me…

In definitiva circa due ore e venti di spettacolo che ci lasciano assolutamente esalatati per il giorno seguente… Oltre alla gratitudine per aver rivisto amici di lunga data anche se, fatalmente, con poco tempo per conversare.

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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone
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Sunn 0))) Live @ Labirinto della Masone

Dopo la trasferta della serata precedente la metà lavorante del duo è abbastanza e comprensibilmente ko, quindi mi tocca la guida fino in Svizzera: la tangenziale fino ad Aosta è stato uno strazio incredibile grazie a dei simpatici automobilisti valdostani la cui velocità massima si aggirava al massimo ai 30km/h… abbastanza snervante, se me lo concedete. Comunque, dopo una cena, nuovamente a base di panini, consumata quasi sull’apice del passo del Gran San Bernardo, senza alcuna interruzione scavalchiamo la collina e siamo in Svizzera… che ci accoglie con la sua selva di limiti di di velocità, divieti e amenità varie.

Montreux appare come una città in grado di attentare ai nervi di chiunque sia per gli automobilisti (evidentemente imparentati con i cugini valdostani), che per la luccicante via dello shopping, che per aver favorito il concepimento di “Smoke on the water”: fonte di fiducia in se stesso per ogni chitarrista alle prime armi e di alienazione per tutti gli altri. Ce la lasciamo alle spalle non senza una certa dose di insofferenza alla volta di Vevey dove avrà luogo il concerto nel locale Rocking Chair.

Arriviamo a destinazione dopo vario girovagare a causa dell’impossibilità di trovare un parcheggio. Il locale ricorda molto da vicino il caro, vecchio, Babylonia, per grandezza ed impostazione. Come in precedenza il pre-concerto ad opera di tali canadesi Big Brave ci lascia annoiati e intolleranti (anche se un po’ meno della sera precedente, almeno arriviamo a metà esibizione), il pubblico sembra tremendamente più finto-alternativo e trendy che in Italia, non che la cosa importi in alcun modo, come detto, quando ci sono i signori del drone, il resto non conta.

Essendo al coperto il concerto è infinitamente più rumoroso e intriso di ghiaccio-secco della sera precedente. Risulta anche meno lungo e decisamente più compresso nella durata, divagano meno e sgretolano tutto con la sola forza del suono, infinitamente più concreti e diretti della sera precedente, in un’ ora e mezza abbondante di durata (quasi un’ora meno della sera precedente) tagliano le divagazioni (il prologo di Attila iniziale) e vanno dritto al punto. Siamo ancora sotto Mr. Andreson ma, pur essendo più vicini, l’aura di fumo che li circonda rende la stessa distanza della sera precedente. Ancora una volta, nell’arco della performance, trasportano tutto e tutti in una sorta di trascendenza del tutto avulsa dalla realtà che poi è uno dei motivi che mi fanno amare così tanto le loro live performances. Alla fine è come un risveglio, un ritorno alla realtà, niente di così bello insomma.

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

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Sunn 0))) Live @ Rocking Chair – Vevey (CH)

Comunque dopo la strada del ritorno condita da barretti tristissimi (costante della Svizzera), dancing deprimenti e bordelli malcelati arriviamo in piena notte sul colmo del passo del Gran San Bernardo. Le papere, infreddolite nel laghetto, dormono (e c’è da chiedersi come fanno con quella temperatura artica) tenendo la testa sotto un ala. L’assenza di luna e di illuminazione ci riportano in una dimensione onirica stupefacente: il cielo è uno spettacolo senza paragoni, come non se se vedono più alle nostre altezze collinari, essenzialmente per questo bellissimo e quasi perso motivo:

Neurosis Live @ Festa Radio Onda d’urto Brescia 11/08/2016

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Rivedere i Neurosis è un’opportunità da cogliere al volo e senza remore. Per il sottoscritto si tratta di uno dei gruppi contemporanei più significativi a molteplici livelli: Artistico, personale e soprattutto musicale, la loro evoluzione praticamente non è paragonabile a quella di nessun altro gruppo attualmente sulla scena (si ok, qualche altro nome viene in mente ma si contano veramente sulle dita di una mano), l’intensità che sprigionano dal vivo è assolutamente stordente, qualcosa da cui difficilmente ci si riprende con facilità. Hanno uno spirito indomito, un furore creativo incontenibile e il festival di radio onda d’urto ha dato ad ognuno di noi la possibilità di godere di un loro spettacolo che difficilmente potrà essere eguagliato durante l’anno in corso, nonostante ci siano un paio di date succulente in vista…
Quindi si parte! Il posto non è esattamente dietro l’angolo e ci vogliono quasi due ore e mezza per arrivare, sarà dura, soprattutto al ritorno, ma siamo votati al sacrificio nel nome della suprema dea valvola. Io guido e l’oltranzista ne approfitta per attingere alla scorta di malto fermentato e luppolo. Fino a Brescia tutto bene poi… ovviamente sbagliamo strada e ci facciamo fuorviare da un festival fighetta e dal nome dell’eroe del Grande Torino Mario Rigamonti cui è intitolato l’impianto sportivo nel quale l’evento dancereccio prende piede. In effetti ci sembravano un po’ tutti troppo ben vestiti e c’era una popolazione femminile un po’ troppo numerosa e in tiro per essere un concerto dei Neurosis.
Alla fine comunque ce la facciamo. La festa di Radio onda d’urto è un enorme bazaar con l’area concerti annessa. C’è in giro un sacco di gente alcuni interessati ed altri no… e nuvole di aromi vari che si levano un po’ ovunque: decisamente meglio dell’altro posto!
Facciamo in tempo a malapena a guardarci attorno e i nostri eroi di Oakland cominciano. Anche se ormai sono dislocati in varie e differenti parti degli states (Idaho, Oregon etc…) trovano comunque il tempo di andare in tour, di incidere dischi come gruppo e come solisti. Ognuno di loro ha un lavoro quotidiano ed una famiglia cui badare e per questo sono assolutamente encomiabili nel loro impegno anche se, ovviamente, il loro tempi sono spesso titanici anche se giustificati, contrariamente a qualcun’altro (i Tool, tanto per non fare un nome).
Comunque pronti e via… in due brani mettono subito le carte in tavola lasciando tutti a bocca aperta, la potenza che si sprigiona dagli amplificatori è annichilente, la loro coesione sul palco è stupefacente e, ancora una volta, i sacrifici fatti per venirli a vedere vengono ripagati immediatamente. Sono in forma eccellente. Ed è uno concerto minimale rispetto a quelli visti in altre occasioni: rinunciano alle proiezioni che erano state una loro prerogativa costante al punto da avere un proiezionista come membro effettivo del gruppo, luci basse e si limitano a suonare. Eppure stregano immediatamente tutti quanti. Più di una preoccupazione c’era stata alla vigilia per i suoni che in realtà non sono perfettissimi ma comunque più che accettabili, la fama negativa che questo festival aveva per la resa sonora dei gruppi è stata dunque smentita e pare di assistere ad un live degli anni ‘90 quando ancora i gruppi suonavano più di due ore senza batter ciglio o quasi.
Bello pensare che ci siano ancora gruppi in grado di farti uscire dalla realtà per tutta la durata di un concerto, constatare che certe sensazioni, nonostante l’evidente degrado della musica alternativa, non siano andate perse. Prendere atto del fatto che la musica dal vivo può essere ancora, grazie a gruppi come loro, considerata un’esperienza spirituale a tutti gli effetti.
A pieno, pienissimo titolo fra i gruppi degni di venerazione… e a settembre esce il nuovo album.

Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016

Nota: Il ritorno è stato massacrante a causa delle deviazioni tra Brescia ovest e Seriate, all’uscita l’assoluta assenza di indicazioni non ha giovato al rientro a Seriate, così con immensa gioia abbiamo provato il brivido della A35 e delle sue tariffe extralusso, rientrando a casa almeno un’ora dopo il previsto. Un sentito ringraziamento alla gestione della rete autostradale. Vi vogliamo bene.

We’re just not sane

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E alla fine sono arrivato vivo a ieri sera e sono scampato al massacro (sarebbe meglio dire al macello!) per poterlo raccontare.

Innanzitutto grazie sentite a SoloMacello e al circolo Magnolia per avermi dato la possibilità di assistere ad un altro concerto dei new yorkesi Unsane. Sono un pezzo di storia, ma anche un pezzo di cuore per il sottoscritto. Al circolo Magliolia, un ulteriore ringraziamento per aver messo la IPA Green Killer alla spina, che gli dei del luppolo siano sempre con voi!

Io e l’Oltranzista partiamo poco convinti dopo aver appreso che il gruppo avrebbe suonato al chiuso: va bene che piove, ma il magnolia a giugno rischia di diventare una sauna ed anche una bolgia al coperto. In realtà poi, quando giungiamo sul posto, scopriamo che si tratta di un tendone aperto sui lati: decisamente meglio. Ho anche avuto l’immensa fortuna di incontrare due persone con le quali ho avuto il privilegio di collaborare quando il vostro era impegnato in progetti editoriali virtuali ben più importanti e riconosciuti di questo. Non farò nomi, comunque è stata una bellissima esperienza che riprenderei domani, soprattutto grazie alla professionalità, alla competenza ed alla disponibilità dei due, non fosse che i promoter discografici sanno essere davvero troppo pressanti a volte.

I gruppi di supporto fanno del loro meglio ma in noi (purtroppo) non smuovono alcun interesse, nonostante strumentazione costosa e stracci in testa. Niente. Tra una pozzanghera, un vinile preso dal compare (che farà incetta!) e quattro note distorte in croce arriviamo finalmente al clou della serata.

Contrariamente al Mi-odi, che ha dato presumibilmente origine a questa manifestazione, qui tutto appare organizzato meglio: niente gruppi in contemporanea e suoni più che dignitosi per tutti. Purtroppo, per chi viene da fuori, il Magnolia ha lo stramaledetto vizio di far finire tardi i concerti e anche il fatto che sia di giovedì non aiuta, comunque nulla può distoglierci dal vedere ancora il cappellino di Chris grondare sudore e le sue urla belluine squarciare l’aria. Nulla.

Tutti e tre i nostri eroi si mostrano in giro più che volentieri prima del concerto, salutando tutti, facendo fotografie e stringendo mani. Vinnie appare il più affabile: saluta in modo particolare un giovanissimo fan che gli regalerà poi un disegno a pennarelli che lui affiggerà sulla cassa della sua batteria durante la performance: avercene di gioventù così! Purtroppo cammina claudicando vistosamente e con l’ausilio di un bastone, beh auguri di pronta guarigione qualsiasi cosa tu abbia, grandissimo eroe delle pelli, è stato un onore vederti tuonare e stringerti la mano a fine concerto. Ovviamente infatti, quando suona, la cosa non si nuota nemmeno.

Gli Unsane sono una vera schiacciasassi dal vivo, in grado come sono di sotterrare chiunque. Sciorinano TUTTI i classici del loro repertorio con una continuità, una determinazione ed un’intensità senza pari. Non hanno un nuovo lavoro da presentare, ma di questo nessuno pare interessarsi. Non gli si può chiedere nulla di diverso, rimangono integri e fedeli a loro stessi fino al parossismo e nonostante la formula sia nota e stra-nota non stanca mai. E ribadisco MAI: non hanno bisogno di alcun trasformismo, innovazione o altro per convincere, la loro formula risulta comunque credibile e vincente. What you see is what you get. Vedervi ancora è stato un vero piacere che niente e nessuno vi fermi mai.

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Urla, distorsione e sudore

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Spero di arrivare a giovedì sera. A Milano (Segrate) ci saranno gli Unsane, un significativo pezzo di storia underground degli anni ’90. Un gruppo in grado spezzare qualsiasi resistenza dal vivo, un spaccato di pura resistenza metropolitana. Con un corredo iconografico fatto di teste mozzate, schizzi di sacgue, corpi avvolti nel cellophane, incarnano in musica la nevrosi da megalopoli con un suono monolitico e pastoso, compresso e ineludibile come una schiacciassassi.

Sul palco il cappello degli Yankees di Chris Spencer gronda sudore, il suo volto è una perenne smorfia di dolore, la sua leggendaria telecaster nera scrostata si piega sotto le sue pennate, Vinnie Signorelli accompagna con una batteria che scuote le fondamenta di qualsiasi struttura e Dave Curran rincara la dose con pesantissime note di basso ipercompresso e stordente.

Li vidi andare alla carica per la prima volta durante il tour di Visqueen in quel di Torino (al decaduto spazio 211) con Curran per l’occasione sostituito dal bassista dei Cop shoot cop a causa del patriot-act che dopo il suo matrimonio gli rese impossibile lasciare il paese e fu amore al primo concerto. Non che avessi bisogno di conferme. Collaborano con tutte le etichette indipendenti degne di nota (Matador, Amphetamine reptile, Relapse, Ipecac e Alternative tentacles… serve altro?), inanellano una seride di lavori uno più devastante dell’altro (prima o poi mi sveno e compro su ebay il loro primo in vinile…), riescono a tornare nel 2008 con quello che probabilmente è il loro capolavoro “Visqueen” quando sembravano persi nel nulla, insomma non manca nulla per elevarli alla statura di leggende che gli compete.

Non tradiranno le attese, si tratta solo di restare vivi.

Se mai dovessi farmi tatuare, dopo questa marchettona, Vinnie sei disponibile?

Un sentito ringraziamento a solomacello per i suoi eventi, sono scomodi e su settimana, ma almeno spaccano.

Pugno

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Pugno sost. m. s.: Giocando a nascondino o a qualsiasi altro gioco giovanile, dicesi pugno la richiesta di una pausa per forza di causa maggiore, madre che richiama il figlio, ferite accidentali, arrivo di un’automobile, scorrettezze varie palesate.

Non so quanti, ai giorni nostri siano ancora a conoscenza di questa vecchia definizione dello status di “pugno” ma questa volta devo chiedere pugno. Perché venerdì sera allo spazio 211 mi sono accorto di aver preso una cantonata. Il concerto in questione è quello dei romani Zu.

Se pensate che la componente nostalgica abbia avuto il sopravvento, posso rispondere con un laconico forse. il punto è che è stato un concerto di un’intensità rara ed io avrei dovuto saperlo che loro sono essenzialmente una live band, uno di quei gruppi che, dal vivo, rendono infinitamente di più che su disco, in fondo era solo la settima volta che li vedevo. Infatti li si aspettava al varco, loro e ovviamente il nuovo arrivato Gabe Serbian alla batteria. Lo so che non sono stato esattamente entusiastico nell’accogliere la sua venuta, dopo averlo visto suonare devo fare mea culpa, ed uno piuttosto grosso.

Forse non avrà l’estro e l’eclettismo di Mr. Battaglia, ma è selvaggio e dannatamente intenso. Di più: ha personalità da vendere. Non che l’avessi giudicato male in senso assoluto, piuttosto mi domandavo se fosse quello giusto, in realtà non è giusto o sbagliato è… diverso. Lo so che detto così suona come quando si cambia partner e si vuol fare i diplomatici. Non c’è diplomazia stavolta. Il loro suono si è trasformato e, se prima era obliquo, asimmetrico e difficile da far quadrare, in qualche modo, adesso è una mazzata in faccia.

Se, parlando del disco, mi sono permesso di rilevare che sembra molto più dilatato rispetto a predecessori, ora, parlando del concerto, non posso che dire che sono intensi al limiti dell’asfissia. Tolgono il fiato, hanno azzerato i fronzoli, forse sono meno ricercati e strutturati, ma sono una vera macchina, un assedio, una stretta al collo.

Tanto per essere ironici a un certo punto il nuovo arrivato perde una bacchetta in direzione del sottoscritto, il quale torna a casa con un souvenir di colui del quale aveva dubitato… come dire: hai ancora qualcosa da obbiettare, scettico? No no, per carità… PUGNO!!!

Gabe Serbian, Con mille scuse!

Che dio ti benedica imperatore nero!

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Difficile dire come i Godspeed you! Black emperor siano arrivati alle mie orecchie. Forse innalzando i loro Pugni pelle e ossa come antenne rivolte al paradiso.

Ci sono concerti che sono vere e proprie esperienze. E non sono necessariamente quelli dei tuoi gruppi preferiti, sono quelli che ti trasportano altrove per un’ora emmezza, se sei fortunato due. Che poi non significa che facciano la musica che ti piace di più, semplicemente sfruttano l’ hic et nunc, il qui ed ora il momento perfetto nel quale si vibra in sintonia, nel quale si rimane finalmente stupiti e rapiti al tempo stesso da ciò che succede sul palco.

Perché è una sorta di incantesimo che trascende la realtà. Personalmente mi è successo coi Tool, con gli Einstürzende Neubauten coi Sunn 0))) e adesso con questi canadesi eversori, gente che mette in copertina le istruzioni per fabbricare bottiglie Molotov. Eppure la loro musica, i loro crescendo, le loro visioni sembrano muoversi verso tutt’altro orizzonte.

Verso l’ascensione, verso l’elevazione del se’ che poi, forse, è l’atto eversivo supremo.

Quello di credere in noi stessi, quello di elevare il nostro spirito e di crescere nell’animo. Quello di prendere coscienza che non possiamo solo ancorarci alla materia, ma anche vivere di visioni, di introspezione, facendo un viaggio dentro noi stessi che ci faccia capire che possa sollevare il velo pesante della routine e della quieta disperazione quotidiana.

Siamo più di una strisciata di badge, di un codice fiscale, di un nome annotato all’anagrafe e ce lo scordiamo ogni giorno, assuefatti all’ordinario, arresi all’abitudine, schiavi ella mediocrità. Nessun Salieri ci ha mai assolti per questo.

Karl Lemieux è il loro “braccio visuale” e proietta spezzoni di video 8, li deforma, li sovrappone, li brucia… e crea un effetto meraviglioso.

Godspeed you! Black emperor @ live Trezzo sull'Adda 10/04/15
Godspeed you! Black emperor @ live Trezzo sull’Adda 10/04/15