Cartoni animati

Dinosaur Jr.: “Out There”

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I know your name.
I know the people out there feel the same.
I know you’re gone.
I hope you got some friends to come along.

I know you’re out there.
I know you’re gone.
You can’t say that’s fair.
Can’t you be wrong?.

I  feel ok.
Sure, I know that’s not what people say.
Maybe they’re wrong?
Maybe you weren’t on my side all along?

I know you’re out there.
I know you’re gone.
You can’t say that’s fair.
Can’t you be wrong?

I know you’re out there.
You’re still a case, it’s still the place.
Weren’t you invited?
It’s what you can’t spare.
Whatever’s left, just hide the rest.
And bring it right in.

I know it’s sick.
I know you think again it’s just a trick.
Maybe I’ve changed.
Just tell me was this all in vain?

I know you’re out there.
I know that space is not a race.
Weren’t you invited?
It’s what you can’t spare.
Whatever’s left, just hide the rest.
And bring it right in.
Maintained inside.
I’ve lost my range.
Feelin strange.
Weren’t you invited?
Just never try.
It’s still the place.
You’re still the case.
Now bring it right in.

Dinosaur Jr

I miss you every single second.

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La fuga

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Per anni, sin dalla mia infanzia, sono rimasto ostaggio di questo cartone animato. Si intitola “il Fantastico Mondo Di Paul” e devo averne visti a malapena un paio di episodi quando ero davvero in tenerissima età, un paio di episodi che, evidentemente, mi stregarono parecchio. Eppure non sono mai più riuscito a capire che cartone animato fosse… (cartone animato: curioso che noi chiamiamo così le anime, mentre i giapponesi chiamano “ombre elettriche” il cinema)

Fino all’altra sera, quando ho potuto consultare una sorta di “enciclopedia del cartone animato” a casa di un amico, non avrei mai potuto scovare il cartone nello specifico, se non fosse che un’illustrazione me ne ha svelato l’identità. Fa uno strano effetto scoprire una cosa che hai cercato per così tanto tempo (magari non così assiduamente a giudicare dal fatto che l’anime in questione sia davvero piuttosto conosciuto in rete…) ed arrivare finalmente a capire cosa stavi cercando. A prescindere dal fatto che il cartone visto con gli occhi di adesso sembri ingenuo e bizzarro, a tratti quasi lisergico e visionario… evidentemente la mia fantasia di bambino ne rimase colpito aldilà di qualsiasi considerazione di tipo oggettivo e a posteriori so anche il perchè.

Quello che mi colpiva era la possibilità di poter scappare dalla realtà, ed anche il fatto che il mondo reale esplicito non fosse l’unico mondo possibile, ma ne esistesse almeno un altro, dove ci sarebbe stata la possibilità di avere amici che fossero solo tuoi ed una vita da non dover per forza condividere con tutti gli altri. Una sorta di egoismo probabilmente generato dal fatto di sentirsi poco a proprio agio nel mondo reale, una cosa molto infantile anche in considerazione del fatto che tutto questo mondo parallelo possa essere frutto essenzialmente della tua fantasia.

Un perfetto intronauta (per dirla alla Allen Ginsberg: sì, la cosa proseguì anche nell’adolescenza, quando, in genere, si scoprono il sig. Kerouac ed i suoi simpatici amichetti), assolutamente in grado di controllare e creare il suo mondo (il controllo: altro tema affascinante).

Anche in una fiaba sonora (incise sui vinili, quando ero davvero piccolo) c’era una storia che mi colpì molto quella di un bambino che possedeva un cavallo a dondolo che diventava un vero cavallo quando erano soli, il tema ripreso poi anche dal mirabile Calvin and Hobbes, fumetto di Bill Watterson, che non a caso, è un fumetto che mi è molto caro.

Il tema non ha smesso di appassionarmi, anche se la mia fantasia è molto, molto più limitata ora… la speranza lasciarmi questo mondo (e le sue brutture) alle spalle non è morta.